Rassegna storica del Risorgimento

QUADRIO MAURIZIO
anno <1940>   pagina <274>
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Mario Lizzani
Poveri noi se ad ogni tratto abbiamo bisogno che nitri o ntph là tota o con lettere ci ricordi il nostro dovere l
Anche qui è appena il terso giorno di bel tempo.
Ricordatemi a Sci/ani, a Filipperi a V. Rossi e agli altri.
Ritornando a Roma procurate di raccogliere firme da coloro che sottoscrìssero per Mentana; firme da porsi sulle schede di protesta contro il deliberato del Comitato milanese pel monumento ai caduti di Mentana.
Fate i miei rispettosi saluti a vostra madre. Vostro sempre
Maurizio Quadrio*
Queste le pagine da lui vergate, legando indìssólabìlméri.te la sua concezione politica con la legge suprema del dovere, per affrettare, nel provvido principio della mutua fratellanza, le rivendicazioni sociali e quelle politiche in una Italia ostentata­mente rinunciataria.
In queste pagine traspariscono evidenti riferimenti a quella tattica carbonara che ancora, e per parecchi altri anni, doveva rimanere in auge tra le file di quel partito repubblicano ebe, fino alla Grande Guerra, ebbe molto da rivendicare dallo straniero.
Comùnque il fiero valtellinese, indomito, austero e pur riboccante di affetti gentili, come Io definì Aurelio Saffi, fa senza dubbio Tunica, fra le figure secondarie del nostro Risorgimento, a mantenere nella forma dei suoi scritti la costruttività di quell'Azione alla quale il procedimento ' storico degli avvenimenti doveva affidare l'ultima sua rivincita.
Egli, come dopo di lui Alfredo Oriani, presenti la rinascita o, meglio, il riaggan­ciarsi di quest'Azione al tradizionalismo rivoluzionario italico ed il presentimento non j tradì la fede.
In un subbine affinamento dello spirito il Quadrio aveva ben definito la luisie-riosa genesi del presentimento; Non sono lontano dal pensare che l'anima, concen­trata in un forte sentimento, possa avere un barlume dell'avvenire. E chi sa che un vivo desiderio non sia per avere una forza magnetica anche al di fuori di sé ?
Ma intanto più vicino alla sua ultima meta liberatrice, Egli andavasi sciogliendo dai lacci terreni e all'amico Egli scriveva :
Ronu 30 aprile 1876. A Carlo Lizzani Romat Via dèlta Scrofa
Caro fratello Carlo,
Sono di una povera salute che si risente d'ogni mutazione di temperatura.
Quel po' di freddo di questi due giorni mi sorprese coi panni alleggeriti e subito la tosse ritornò e non- mi ha lasciato più riposo. Non posso quindi uscire a fare la passeggiata con voi. Ditelo agli amici.
Se fosse per qualche cosa d'altro non ci baderei di certo. Abbiatemi per (scusato.
Il vostro vecchio Maurizio Quadrio.
e l'undici novembre di quello stesso anno, nella cadente luce della sua lunga giornata
Egli credente in Dio, in Mazzini e nel Dovere cedeva alla terra la sua fragile spoglia
entro Io stesso scialle, che aveva raccolto i sospesi aneliti di Carlo Cattaneo e di
Giuseppe Mazzini.
MABIO LIZZANI.