Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; REGALDI GIUSEPPE
anno <1940>   pagina <304>
immagine non disponibile

304 Libri e periodici
sviluppo por l'accrescimento dei possessi del Levante: ai procedette così a progressivi ingrandimenti e all'acquisto di terreni paludosi per erigervi altri cantieri da adibire alla costruzione delle navi e per sistemarvi anche officine e magazzini per la costruzione dei cordami e dei remi che erano necessari alla flotta di allora.
Appena cominciò l*uso delle armi da fuoco il Senato Veneziano intuì l'opportu­nità di provvedere alla costruzione e alla confezione delle polveri nell'Arsenale, nel quale si decise pure di custodire le armi e le munizioni di riserva per le navi e le for­tificazioni della terraferma e dà domini d'oltre mare. L'Arsenale presentava tutti i requisiti di sicurezza necessari e quanto in esso si costruiva era sotto il controllo severi e intelligente del Governo: il provvedimento adottato diede perciò risultati sempre oltremodo soddisfacenti. Ma poiché nel 1509 un violentissimo incendio devastò quasi tutto il reparto sud-est dello stabilimento, il Senato ordinò di mantenere in questo ponto solo i servizi di artiglieria che non fossero soggetti a pericolo di fuoco e la parte pirote-idea fu trasportata altrove. Furono sempre invece fuse in Arsenale le artiglierie in bronzo e a questo importantissimo ufficio per 25 generazioni, dal 1489 fino alla caduta della Serenissima, presiedettero membri della ben nota famiglia Alberghetti. Quando però nel 1660 la Repubblica cominciò ad adottare hi nave a batteria per costituire con essi il nucleo delle sue forze navali, oltre ai cannoni in bronzo si impiegarono anche quelli in ferro per l'armamento guerresco dei vascelli. Non si eseguirono invece mai a Venezia le fusioni delle armi in ferro, ma si preferì far giungere i cannoni già fusi dagli stabi­limenti che esistevano in prossimità delle miniere nelle alte valli bresciane.
Nulla esiste nell'Arsenale che ricordi l'attività costruttiva che si svolse nei primi secoli della sua esistenza, attività che deve essere stata notevolissima se in cento giorni si riuscì ad allestire cento galere per inviarle contro l'impero d'oriente e se, nei primi lustri del '400, erano adibiti nella città per la costruzione di navi, come è riferito nel testamento del Doge Mogenico, ben scdicimila operai.
Nel 1531, secondo quanto si leggeva su di una lapide posta nel muro di fondo di un cantiere, fu varato un grosso galeone armato di 128 bocche da fuoco e fu fatto scendere in mare demolendo il muro di cinta verso la laguna, pache non avrebbe altrimenti potuto uscire dall'Arsenale attraverso i canali.
Un'altra nave, costruita nel 1529, sarebbe stata lunga poco meno di SO metri, fornita di 200 remi ed armata, come dice il Sanudo. di trecento tormenta bellica vari generis.
Sappiamo che fino verso la metà del '500 si costruirono galere sottili, che costi­tuirono il nerbo delle forze navali della Repubblica, assai ammirate per la loro velocità n navigazione a remi con mare calmo o leggermente mosso, benché fosse scarso il loro rendimento quando invece navigavano sotto vela e specialmente quando dovevano stringere il vento; e ciò per l'eccessivo carico dovuto al gran numero di artiglierie sistemate specialmente sulla prora, per gli impedimenti che portavano seco i remi­ganti e per la eccessiva grossezza degli alberi e dei pennoni. Nella seconda metà del '500 oltre alle galere sottili e alle bastarde si cominciò anche la costruzione delle galere grosse o galeazze, non scevre però di difetti per quanto si riferiva alla voga, come det­tero prova alla battaglia di Lepanto ove, per non ritardare la marcia dell'armata in navigazione, dovettero essere rimorchiate dalle galere sottili che furono anche impiegate per portarle al loro posto di formazione prima del combattimento. Solo nel 1660, quando già le marine oceaniche di Inghilterra, Olanda, Francia e Spagna avevano fatto scom­parire dalle loro flotte militari le navi a remi, la Repubblica iniziò nell'Arsenale la costruzione di vascelli. L'allestimento delle prime navi di questo tipo non avvenne che nel 1667, alla vigilia cioè del trattato di pace con il quale Venezia, dopo un'epica lotta di 25 anni, perdeva l'isola di Candia. Tuttavia nella guerra del Peloponneso e nella accessiva guerra di Corfù ancora parteciparono navi a remi, sebbene il nucleo più importante fòsse in verità formato dalle navi u vela; ed anzi le galeazze subirono una riforma per meglio essere adottate alle nuove esigenze della guerra di mare.