Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; REGALDI GIUSEPPE
anno
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1940
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pagina
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306
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306 Libri e periodici
gli echi del disappunto che suscitarono gli ultimi volumi relativi ai papi del secondo Settecento, nei quali, non a torto, si lamentarono, a confronto con i precedenti, assai meno diligente raccolta dei documenti, sviluppo prolisso e non proporzionato dei temi, e una tendenza a sovrapporre la valutazione morale e le vedute apologetiche al mero giudizio storico, in contrasto coi primitivi intenti obbiettivamente prammatici. E, veramente, non era facile procedere senza deviazioni di metodo attraverso un'epoca, le cui lotte hanno ancora viva risonanza negli spiriti, e rispetto alla quale i lavori di assaggio non hanno sondato ad uguale profondità i vari motivi di una vita sempre più complessa, né, di conseguenza, tratto alla luce di una critica compiuta e rigorosa l'immenso materiale documentario che le vicissitudini delle rivoluzioni della fine del secolo hanno in molti modi e sensi disperso, e quasi sepolto.
Reali difficoltà, che lo Schmidlin, per lunghi anni primo e fedele aiuto del Pastor nelle ricerche vaticane, ed erede designato dell'impegno della continuazione della sua opera, si è proposto di superare nel primo tomo della Papstgesckichte der neuesten Zeit, pubblicato nel 1933, che contiene la storia dei pontificati da Pio VII a Gregorio XV1, e la cui prima parte relativa a Barnaba Chiaramonti ha già vista la luce in veste francese nel passato anno 1938. Innanzi tutto, egli si è proposto di accentuare il carattere prammatico, convinto che errori e debolezze e incomprensioni della realtà quotidiana non sono mancati nell'azione dei papi dell'Ottocento, e che la loro sincera rappresentazione costituisce il modo più acuto per dar risalto al carattere provvidenziale della costante ascesa della Chiesa, al di fuori e al di sopra degli antiquati quadri mentali conservati nel corso del secolo. Di più: lo storico è disposto a riconoscere un'efficacia propria rispetto a questa rinascita negli stessi motivi, apparentemente antagonistici, della rivoluzione, in quanto purificarono l'ambiente politico e morale, degenerato e stagnante, nel quale la Chiesa stessa, avversata e aduggiata, lentamente intristiva, spazzando via assolutismo e cesaropapismo, gallicanesimo e giuseppismo, giansenismo e lassismo, e mollezza libertina del costume, e leggerezza incorante di vita e di propositi.
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Quando il Conclave veneziano esaltò alla cattedra di Pietro il Chiaramonti, il ciclo distruttivo della rivoluzione si poteva dire compiuto: anzi, sul terreno strettamente politico, la ricostruzione procedeva con l'alacrità dei giovani anni degli uomini nuovi. La devastazione più profonda aveva, però, colpita la Chiesa: il Direttorio, che nell'ordine sociale aveva ripristinato, alcuni valori tradizionali, e si avviava, pur nella novità dei programmi, a ristabilire il senso dell'unità dell'equilibrio e della stabilità, che pareva perduto, aveva inferto il colpo di grazia alla Chiesa Romana, percossa nel supremo pastore. Decadenza mai vista: che non si trattava più del solito tumulto di plebe in furia, che fugava da Roma il mal gradito padrone, né della violenza di un tiranno, che, mentre colpiva con durezza, non riusciva a dimenticare la sua subordinazione al Vicario di Cristo, ma di una recisa e pretesa definitiva negazione della sua dignità, e del potere temporale che le era storicamente connesso. L'uomo, che assumeva, in quel momento, la direzione della Chiesa, doveva far fronte a una situazione, le cui ragioni ideali parevano affatto sfuggire alla dottrina secolare e all'intima logica di quell'istituto. Ma quell'uomo, cosi come era, con tutte le sue umane passività, rappresentava il più generoso sforzo fatto, in allora, per conciliare la democrazia e i suoi metodi colla spiritualità cristiana. Uomo della Rivoluzione certamente non era: ma nella rivoluzione, comunque si pensi sincera la famosa omelia del 1798, quale che ne appaia il contrasto con le sue precedenti dichiarazioni antigiacobine, non vedeva solamente l'osceno scatenarsi della ribellione satanica, ma anche il desiderio di una vita migliore, la sete di giustìzia, santificata dal Discorso della Montagna. Vedete voi (nel Vangelo) aveva già scritto quale possanza, quale influsso rispUmda per la