Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; REGALDI GIUSEPPE
anno <1940>   pagina <308>
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Libri B periodici
unn funziono purificatrice, un'azione, ohe, per via convergente, ma da un punto di vista abissalmente separato da quello della Cristianità, concorre alla restaurazione dei valori morali della Chiesa nella loro pienezza originaria. Le vie della Rivoluzione non sono le vie del Signore, se non nel senso occulto che ad esse assegnano l'antica parola del testo saero, e la secolare interpretazione agostiniana dell'economia divina. Preoc­cupazione teologica? non direi. Piuttosto, conseguenza dell'unilateralità del suo canone storiografico. La storta, dallo Schmidlin, non è concepita come unitario processo ideale, nel quale forze dottrinali e pratiche si oppongono solo in quanto sono prese in sé, come momenti chiusi e astratti, che la meditazione storica ricondurrà alla comune radice, scoprendole come le molteplici esigenze di una stessa idea, pugnanti, appa­rentemente, per il loro esclusivo trionfo, ma. in verità, per quello di una realtà, ancora ignota e da farsi, e che le eliminerà, inesorabilmente, quando avrà insegnato un modo di vita più alto e più compiuto, che non conosce le passate contraddizioni, se non per ripensarle criticamente, o, come talora ci accade, per trovarle in qualche modo incomprensibili e vane, segno di riso o di orrore; ma, nel modo consueto, come mera opposizione della rivoluzione e delle forze conservatrici. Egli, a esempio, intravvede il momento creativo, le nuove vie che Roma papale addita e percorre, lo slancio del­l'azione missionaria, riformatrice e devozionale, che modificherà a fondo il concetto e la funzione della Chiesa ai nostri giorni; ma non il come e il quanto tutto questo contribuisca a creare la civiltà moderna. In fondo, egli vede solamente due forze, ora in contrasto, ora in concorde sviluppo, delle quali la più antica è fuori strada, e dallf franca e giovane violenza dell'altra vi vieu ricondotta. Tutto quello che fa Pio Via-è reagire: ora secondando, come quando si dimostra abile ad accomodarsi col nuovo stato di cose, o progetta riforme, e promuove istituzioni analoghe a quelle sorte dal generale rinnovamento; ora, invece, irrigidendosi, come di fronte alle sette, e alle aspirazioni autonomistiche dei sudditi delle Marche e delle Legazioni. Così, a stretto rigore, è la rivoluzione che lo rimorchia; e la sua restaurazione è un vero modo di dire.
Meglio si chiarisce, a onta di questi presupposti, il significato del libro nell'esame dei rapporti di Pio con Napoleone, con il Congresso, col nascente moto dell'indipen­denza italiana.
Fu già avanzata da Don Vercesi l'ipotesi che l'arrendevolezza del papa di fronte a Napoleone non fosse che una lunga manovra pacifica, nella certezza di un immancabile scontro.finale, per mettere l'avversario nettamente dalla parte del torto. Per lo Schmi­dlin, invece, il Concordato non è l'ideale delle relazioni reciproche, ma un modus vivendi che teneva conto delle circostanze presenti (p. 65), e che, pure, costituisce, nelle sue immediate conseguenze, un decisivo trionfo sul gallicanesimo (p. 66). Il suo valore storico... consiate nel fatto... ch'egli si riconciliava colla Rivoluzione francese e ne apprezzava almeno indirettamente il risaltato (p. 67): ma, nello stesso tempo, rappresenta anche il trionfo della Chiesa sulla Rivoluzione, che in un primo momento aveva preteso ignorarla. 11 gran passo falso di Pio VII, l'incoronazione dell'Imperatore, lo lascia freddo: esposte le trattative, aggiunge, senza schiarimenti: la consacrazione di Napoleone non fu affatto priva di grandi vantaggi sia pej lui, che per la Santa Sede (p. 100). Né meglio indaga le ragioni del conflitto: una minuta esposizione di fatto (pp. 101122), ma nulla sulla linea di condotta della Curia, sull'ultima finalità di Napoleone. Il dramma scompare nella piceiolezza degli attriti quotidiani, delle reciproche incomprensioni: e, nella catastrofe della cattura del Pontefice, non appare l'ispirato atteggiamento di Pio e dei suoi consiglieri, decisi non solo a subire, ma sino anche a provocare il martirio. La storia della cattura, che, anche dopo lo diligenze del Mayol de Lupe, e i primi tentativi di P. Rùderi di mettere ordine fra le varie relazioni che ne abbiamo, attende, veramente, una definitiva base documentaria (alla quale io penso che darebbe l'ultima luce il processo contro gli scalatori, che invano inseguo da un pezzo con l'amichevole collaborazione dei funzionari dell'Archivio di Stato di Roma, nei fondi del Tribunale del Governatore, e del quale sono riuscito a raccogliere