Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; REGALDI GIUSEPPE
anno <1940>   pagina <309>
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Libri a periodici 309
scarsi frammenti ed estratti nelle carte di polizia dell'Archivio Vaticano), è condotta dallo Schmidlin con scarsa crìtica delle fonti, utilizzate promiscuamente, come fossero tutte sullo stesso piano.
Fedele al metodo puramente prammatico che si e proposto, lo Schmidlin non si preoccupa di giustificazioni ideali o psicologiche della caduta ri i Pio VII dinanzi alle prepotenti pressioni dell'Aquila, e non pone nel giusto risalto il mirabile apporto che alla sua ripresa, e alla tenacia nella ritrattazione dette la rinata saldezza del disperso e oppresso collegio cardinalizio. Anche i motivi che indussero Napoleone a rilasciare Pio sulla via di Roma restano nella discreta ombra, che li celo al Pacca e allo stesso papa, mentre pur sì possono, da un pezzo, chiaramente apprendere dalla lettera del gennaio 1814 dell'imperatore a Bcauharaais, pubblicata nel primo volume della Storia documentata della diplomazia europea in Italia del Bianchi, ove è detto che lo mandava a metter bastoni fra le ruote a ce trattre extraordinaire di Murai, che, col tradimento, pensava annettersi pacificamente i resti del dominio napoleonico dell'Italia centrale. Maggior luce ci saremmo attesa circa il dissidio tra il Papa e Marat da chi mostra, dalle citazioni dei numeri di quei fondi, di aver visto, se non esplorato, i documenti vaticani, tuttora inediti, relativi alla missione del Marchese di Montrane presso la Corte papale sulla via del ritorno, e alle mene del console napoletano Zuccuri, dai quali tutti appare che la sorte del precario sovrano di Napoli fu decisivamente compromessa dallo scarso tatto usato nei rapporti coli'ancor benigno Pio VII.
Troppo crudo il giudizio sulla cosiddetta reazione TÌvaroliana del 1814, la respon­sabilità della quale, conforme olla tradizione, viene apposta tutta al Rivarola, in aperto contrasto con la corrispondenza tra questo Delegato apostolico e il cardinal Pacca, mons. Morozzo, e l'abate Mauri dal 7 al 22 maggio, conservata nei fondi della Segreteria di Stato. In questa corrispondenza lo Schmidlin avrebbe potuto leggere il pa­rere del Rivarola sulla questione del trattamento da fare a quelli che avevano prestato il giuramento a Napoleone, assai più umano e intelligente delle analoghe disposizioni date da mons. Pandoln, Delegato di PesaroUrbino, l'8 maggio dello stesso anno (Rivarola a Morozzo, 12 maggio 1814); e la riserva, anzi, in fondo, l'opposizione del papa alle sue proposte (Mauri a Rivarola, Loreto, 15 maggio), e ì rimproveri che per il tramite dello stesso Mauri, gli giunsero da Foligno, il 18 del mese, per aver incor­porate nella riorganizzata truppa pontificia delle persone molto pregiudiciati (sic), molti di quelli, che, essendo ancor Egli (il Papa) Sovrano, si arruolarono contro il suo divieto tra la Civica da lui condannata, ed inalberarono per li primi lo stendardo della ribellione; e, soprattutto,'il finale della lettera del Rivarola al Pacca del 20 maggio, riboccante di richieste di perdono, di grazia, di assicurazioni di riservatezza e di rispetto dei limiti del potere affidatogli, ebe ci fanno capire come egli si sentisse già in disgrazia per l'atteggiamento troppo tollerante tenuto nella prima settimana del suo governo romano. Non è questo il luogo per un più lungo esame di quel primo momento della restaurazione papale in Roma, che potrebbe ben essere oggetto di uno speciale saggio più ricco di documenti e meno di sviste e di superficialità di quello pubblicato anni or sono dalla Maria Moscerini sullo stesso argomento, e uno spunto opportuno per la ricostruzione equanime dalla tanto discussa figura del celebre prelato: ma dobbiamo pur dire che la severità inconsulta di quei metodi si deve proprio a Pio VII, il quale era, al, mite di animo, e talora incline ad eccessive larghezze verso i postulanti, ma era anche pronto ad irrigidirsi contro chi gli si prescntav a in veste di ostinato ribelle, e non era scevro di quella robusta crudezza propria di uomini che vivevano in un clima di perpetue violenze pubbliche e.p*Wtté. Né i severi suoi ordini si possono tutti imputare alla esacerbata pressione di Bartolomeo Pacca, perchè anche le lettere scritte dall'abate Mauri, confidenziale portavoce delle espresse volontà pontificio, sono tut-t'altro che dolcissime nei riguardi dell'azione spiegata Bin allora dal Rivarola. Il quale, nati imbuente, per non vedersi spuntate in sul nascere le ali della speranza di una rapida carriera, che aveva ptìf si felice commwamento il pesante onore di precedere