Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA ; REGALDI GIUSEPPE
anno <1940>   pagina <310>
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310 Libri e periadici
lo stesso papa nell'occupazione li Rama e nel ripristino del governo, mutò violente­mente registro e si accollò volentieri tutta l'odiosa responsabilità di quella prima sproporzionata reazione.
Più giusta e fine rintérpretazione dell'opera restauratrice del Consalvi, volta a raggiungerò un compromesso tra le ani ielle istituzioni e le organizzazioni moderne create dai Francesi, malgrado le difficolta e le contromanovre del partito degl'intran­sigenti (p. 183); che sfata la leggenda di un Consalvi liberale, ponendo in giusta race la sua figura di politico eminentemente realista, lontano da ogni prevenzione dottrinale e mirante a mantenere il prestigio e i privilegi del mondo ecclesiastico romano in contrade e fra genti, che, per lunghi anni, avevano goduto di altra forma di ordi­namenti civili e laicali. E aggiungiamo è proprio in quest'assenza di spiccata fede e di principi ideologici che si deve trovare la cagione del relativo fallimento dei piani di riforma del Consalvi, tecnicamente architettati, ma privi di intimo e profondo significato ideale. Mentre allo Schmidlin ahimè! pare che ogni sforzo del papa e del Consalvi per quietare in un ordine di riforme le torbide esigenze libertarie dei sudditi sia andato perduto per la perversa opposizione del settarismo, piaga inguaribile dell'anima italiana (pp. 19? seg.). ed erede della mentalità giacobina e barricadiera. Ora, se, come sostiene lo Schmidlin, la restaurazione papale non fu un semplice ritorno al passato, ma volle riassorbire nel quadro delle antiche gerarchie gli elementi vitali sboc­ciati nel quindicennio al sole della rivoluzione, come spiegarne il fallimento quale conse­guenza della riottosità di pochi e disorientati giacobini? La verità è che lo Schmidlin. tratto a sorvolare sulle questioni relative ai rapporti politici tra il governo e i sudditi pontifici dalla vastità della tela da colorire, è poco e male informato sul movimento settario, ignora tutti o quasi i nostri buoni studi in proposito, e accetta errore del resto comune a non pochi storici nostrani e forestieri le stesse confusioni tra vecchi e nuovi settari, operate dagli organi di polizia del tempo. La Carboneria (p. 199). senza una sola pezza di appoggio, è chiamata anticristiana, o almeno indifferente in fatto di religione, e alleata della massoneria francese; si dice che aveva qual fine confessato (?), d'accordo con Murat (!!) e i Napoleonidi, un'Italia unita, libera repub-blica, e che?, conseguenza dell'opposizione papale fu una fuga di carbonari all'estero a soprattutto a Parigi . dove, almeno in quel primo tempo, una simile emigrazione non avrebbe trovato il regime ideale, mentre imperversavano con i loro propositi reazionari, conte di Artois e duca di Berry. Con tale relativa inesperienza della positiva fisionomia del Carbonarismo primitivo, riesce difficile indicare anche il valore proprio della restaurazione papale, e distaccare dal generale quadro reazionario del tempo la miglior figura della politica di Pio e del suo Consalvi. Cosi, perdute di vista le ragioni essenziali del conflitto tra i settari e il Governo pontificio il primo, forse anche perchè più debole, a essere preso di mira dai tentativi insurrezionali lo Schmidlin non afferra il punto saliente della questione, non ìniìmizza il contrasto al sistema politico dominante, ma torna al solito motivo, già illustrato, di un urto dall'esterno, provocatore di atteggiamenti nuovi e quasi involontari nella politica papale.
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Pure, è giusto ricordare che questo è il primo libro, che si proponga di dare, su basi rigorosamente scientifiche. Un quadro complessivo della varia attività di Pio VII. Intorno alla quale, tranne le vecchie biografie dell' Art and de Monlior e del Pistoiesi, fondamento, insieme alle memorie del Pacca e del Constilvi. di ogni altra ritrattazione nelle generali storie della Chiesa (Hcnrion. Kohrbacher, Hergenrother), non abbiamo che studi parziali,- come quelli del D'Haussonville relativi ai rapporti tra Chiesa e Stato nell'età napoleonica, o la diligente trattazione erudita del May ol de Lupo circa la cattività del pontefice, o l'ottima indagine del nostro Maturi nel retroscena diploma­tico del Concordato napoletano del IBI8, e il breve capitolo dedicato dal Marconcmi