Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOGRAFIA ; REGALDI GIUSEPPE
anno
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1940
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pagina
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311
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Libri e periodici. 311
alla politica agraria di Pio VII. Ancora legati a presupposti polemici gFinfiammati volami del P. I. Rùderi, e il pia fresco profilo di Don Vercesi, assai più ricco d'intelli-geoza storica, e di equilibrio, ma elaborato sulla letteratura preesistente.
Qui, invece, ogni momento dell'azione del pontefice trova una sua particolare e diligente trattazione: la vita privata, il conclave, i rapporti con Napoleone, la restaurazione statale e religiosa nei paesi latini e in quelli germanici, la ripresa missionaria, la riforma ecclesiastica, il mecenatismo, la fama postuma del papa. Quello che manca, se mai, il quadro d'assieme, la implicazione e la integrazione delle parti. Frutto, beninteso, dell'aver voluto conservare un'omogeneità anche esteriore colTopera del Pastor, della quale ritroviamo ancora le note bibliografiche e archivistiche introduttive, il prolisso sistema di citazioni di fonti e di sussidi di minore o di nessun valore, anche quando non si tratti di rilevanti concordanze, ma di notizie derivate o addirittura trascritte da unica fonte, e, in particolare la divisione della materia per sezioni chiuse, che costituisce una indiscutibile comodità per la consultazione speciale, ma toglie anche la più compiuta intelligenza degli stessi momenti particolari.
Ben Venti pagine sono dedicate all'esame quanto possibile esteso e compiuto delle fonti d'archivio, e della letteratura. Cospicuo contributo alla preparazione erudita del lavoro, ma che pure merita un riesame, per accennare affermazioni od omissioni, che ci lasciano spesso perplessi o inappagati. Nessun dubbio, che, come per le parti precedenti della Storia del Pastor. i documenti più importanti e la più ricca messe siano da raccogliere nei fondi dell'Archivio segreto e degli altri Archivi Vaticani, delle vicissitudini e dello stato attuale dei quali, specialmente per quanto riguarda la Segreteria di Stato, ristabilita e riordinata, dopo il 1814, con criteri più moderni, lo Schmidlin ci dà una notizia quanto mai esatta e preziosa. Notiamo, solamente, di passaggio, il diario del Fortunati (vat. lai. 10731), già sfruttato da altri studiosi, e sfuggito alla sua attenzione. Parimenti probabile che scarso sia il bottino promesso da altri archivi, tanto romani, che italiani, ma non plausibile ci sembra il motivo, che ne propone, della sparizione delle Corti minori e dei loro agenti diplomatici, che non può essere ammesso se non dalla seconda età del pontificato di Pio IX. Più forte, l'argomento relativo alla estinzione del nepotismo, e alla conseguente povertà degli archivi delle famiglie principesche: ma non ci appare ragion sufficiente per scartare del tutto gli archivi privati per quanto minuscoli delle famiglie che ebbero nomini di curia. Intanto, è ben altro che certo che sia subito cessato il costume di detenere in casa documenti di carattere pubblico, anche colla graduale riduzione dell'istituto dell'uccio in casa: tante prove in contrario abbiamo di dispersioni per le vie ereditarie di carteggi ufficiali rimasti nelle private dimore di uomini di Stato nel nostro Risorgimento! Ma si deve tener conto anche delle molte sottrazioni di carte di ufficio, avvenute in vario tempo e a vario titolo: oggi vaganti, o concentratemagari a titolo di semplici autografi presso collezionisti, antiquari, e biblioteche. Sfortunatamente, siamo ben lontani dalla ricostituzione di fondi così stranamente disgiunti: le famiglie borghesi non hanno, e non avran forse mai, quella cura di collezioni, che formavano, un tempo, l'orgoglio e quasi il culto delle casate principesche, né i mezzi per dar loro quell'assetto e quella pubblicità che richiamino gli studiosi e diano loro l'agio di un esame pacato e rigoroso. A ogni modo, non è legittimo il placido convincimento che lo terra, che da secoli ospita la Sede Romana, e nella quale è pur forza, direi quasi di natura, che la Curia abbia il maggior numero di relazioni, non debba offrire maggiori ricchezze documentarie che gli archivi di Vienna e di Berlino, di Monaco e di Parigi. È anzi indiscutibile che, per quei periodi, in cui, per le note violenze francesi, gli Archivi Vaticani ebbero a soffiare le maggiori perdite che mai vi furono dalla metà del Cinquecento in poi, si debba far ricorso alle raccolte di originali e di copio esistenti largamente in biblioteche italiane, e anche presso privati, specialmente in Roma. Prova ne ria l'uso che lo stesso Schmidlin fa di noti zibaldoni angelici e vallicelliani relativi al conflitto tra il Papa e Napoleone, ai quali aggiungerei altri gruppi del genere