Rassegna storica del Risorgimento

MAMIANI TERENZIO
anno <1940>   pagina <366>
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366 Ebe Fi lippò n
universale, poiché in uno Stato politicamente progredito nessuno deve essere escluso dal voto per incapacità. Una grave questione si prospetta a questo proposito al Mamiani, quella cioè della partecipa­zione del cittadino alla vita politica; poiché mentre alcune ragioni consiglierehbero a farlo entrare con una certa larghezza nella vita pubblica, altre persuadono a limitare la sua attività politica.
H prender parte ai poteri dello Stato dà al popolo fede nel sistema di governo, accresce il senso della propria dignità, aumenta l'amore verso la patria, la libertà ed il rispetto alla legge; d'altra parte, se la partecipazione del popolo non viene limitata, non è possibile mantenere quell'eccellenza che il governo degli ottimi e dei sapienti deve avere.
La plebe, infatti, ha gravi difetti quali l'ignoranza, la volubilità, la facilità a cedere agli impulsi e la tendenza a subordinare molti suoi atti all'interesse. Di modo che avranno i suffragi coloro che aduleranno, accarezzeranno e faranno magnifiche promesse alla moltitudine, laddove i sapienti, che non si abbassano a far ciò, ma agiscono solo per la miglior attuazione della legge morale e per la perfezione del consorzio civile, saranno messi in disparte.
La partecipazione dei cittadini alla vita politica, ritiene il nostro filosofo, deve essere regolata in maniera da instaurare un sistema di governo in cui gli ottimi raccolgano i massimi onori ed abbiano la massima autorità; e gli uomini di grande ingegno e di nobile indole siano tenuti nella più grande considerazione.1'
I due concetti, sui quali Mamiani costruisce la sua teoria politica, anzi, si può dire, la sua dottrina morale, sono quelli di legge e di libertà. Ma non vi è tra questi termini contraddizione.
Questo il problema che il Mamiani tratta nell'ultimo dei Discorsi sulla sovranità e che egli risolve con una conciliazione tra i due concetti, la quale risente di quella influenza platonica che lo scrittore subì nella sua concezione filosofica.
La legge morale e quella umana prescrivono all'intelletto e al cuore determinate azioni in vista del bene; la libertà è l'autonomia di ciascun essere razionale ed imputabile, il quale può obbedire o disobbedire ai comandi delle norme morali e giuridiche.
Nessun contrasto v'è però tra legge e libertà, poiché gli esseri razio­nali e liberi aderiscono spontaneamente agli ordini della legge, trasfor­mandosi cosi in fattori fecondi dell'attuazione di essa. Dimodoché l'op­posizione che gli istinti cattivi e le passioni insane generano tra libertà
*) Vedi a questo proposito : Discorsi cit., p. XLVII1 seg.