Rassegna storica del Risorgimento

MAMIANI TERENZIO
anno <1940>   pagina <369>
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La dottrina politica di Terenzio Mamiani 369
un territorio straniero trae con sé la sovranità sul popolo sottomesso e che gli Stati, i quali partecipano ai lavori di un congresso, non hanno tutti la stessa importanza, poiché ai più grandi e ai più forti tocca decidere della sorte dei più deboli ed imporre ad essi la loro volontà.
In ossequio a questo principio Inghilterra, Prussia, Austria e Russia alleate nelle guerre contro Napoleone divisero nel 1815 l'Europa a loro arbitrio e dei moltissimi Stati, che avevano i loro rappresentanti al Congresso di Vienna, soltanto otto ebbero facoltà di deliberare.
Le decisioni prese nei congressi politici appaiono ancor più arbi­trarie se si pensa che molti popoli non sono in essi rappresentati, come pure sono esclusi i delegati delle popolazioni tributarie di un principe o di quelle che sono sotto il protettorato di una grande Potenza o sotto il dominio straniero; né hanno rappresentanti le colonie o i popoli che, pur non essendo dominati da stranieri, non hanno eguali diritti delle altre genti che abitano nello stesso Stato. l)
Ma poiché, nonostante tutte le aberrazioni del Congresso di Vienna, l'idea della libertà e della indipendenza dei popoli e degli Stati va sem­pre più diffondendosi ed ottenendo maggior favore, il Mamiani ritiene doveroso che i pubblicisti approfondiscano il concetto di intervento, determinino i casi in cui esso è legittimo, ed escludano la possibilità di invocarlo in ogni altra ipotesi.
Intervenire, nel significato originario della parola, indica l'inter-porsi di una Potenza o di più fra due popoli, ovvero fra due parti conten­denti di un popolo solo, 2) ma nella moderna diplomazia la parola significa l'intromettersi di uno o più potentati nelle faccende interiori di uno Stato indipendente, qualora si giudichi che il tenore di quelle torni gravemente pregiudicevole ad altrui .
Naturalmente l'interposizione deve essere armata, o, è necessario altro uso di mezzi coercenti, giacché dell'intervento amichevole non si discute, essendo sempre lecito e molte volte desiderato.
L'intervento è stato considerato come un buon mezzo per mante­nere l'equilibrio fra le Potenze europee. Qualora vi siano alcuni Stati grandi e forti, alcuni piccoli e deboli, e la differenza di potere fra essi sia molto grande, esiste una continua minaccia all'indipendenza e alla sicurezza degli Stati più piccoli. Perciò, fn considerato dai moderni ottimo principio di politica quello che già era stato attuato dai Greci e dai Romani, e cioè: quando uno Stato non può ampliare le proprie conquiste
i) Come avveniva per gli Irlandesi in Inghilterra o per i Valdesi in Piemonte.
2) D'un nuovo diritto europeo, p. 146.
3) Id., p. 147.