Rassegna storica del Risorgimento

PARMA E PIACENZA (DUCATO DI) ; MARIA LUIGIA D'ASBURGO DUCHESA D
anno <1940>   pagina <402>
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402 Raffaele Cognctti de Martiis
di un ponte in pietra sul Taro, su progetto del Cocconcelli, ingegnere capo dello Stato; seguite le orme gloriose del Du Tillot col proporsi di portare al più alto grado la principale sorgente delle ricchezze del Ducato, cioè l'agricoltura, di promuovere lo sviluppo della industria manifatturiera e delle arti, riattivare il commercio con la esportazione dei prodotti naturali e industriali del paese; ristabilendo tutte le isti­tuzioni già esistenti rivolte a migliorare i costumi, a dare incremento alle scienze e alle arti, promuovere la educazione e la istruzione con la Biblioteca, il Museo d'Antichità, l'Università degli Studi, l'Acca­demia di belle arti. E veramente potè dire di sé: Pars aliqua fui , quando con decreto 27 dicembre 1816 il Ministero fu soppresso e sosti-tuito con due Presidenze: dell'Interno e delle Finanze, conservandosi al conte Magawìy il titolo onorifico di Ministro di Stato e la carica di vice Presidente del Consiglio Straordinario di Stato. Il 1 gennaio 1817 aveva dunque cessato di essere il capo dirigente del Governo dei Ducati.
Quanto a Vincenzo Mistrali, il dilemma che aveva proposto a se stesso ed agli altri era molto semplice: o non essere Governatore in nessun luogo, o rimanerlo a Parma e restò al suo posto, sinceramente appoggiato dagli amici parmigiani e toscani, quali i Sanvitale, i Botta, i Valeri, che erano sicuri delle sue buone intenzioni, calde come il suo cuore e della sua mente capace di realizzare gli. impulsi del cuore, per il bene del suo paese, con un tacito consenso d'anime per la gran sorte d'Europa. Ma altri v'era che paventava per lui la inquietudine del successo, l'ardore divorante del produrre, la, pur lodevole, ambizione; 1 mentre si addensava contro di lui il nembo delle invidie e si appunta­vano gli strali dell'ironia e della satira anonima, rendendogli periglioso il veleggiare nella pubblica vita.
Enrico Beyle (Stendhal), nella Certosa di Parma, descrive i tratti caratteristici di un conte Mosca, ministro della finanza nel Ducato, sul punto di diventare primo ministro, favorito e, per cosi dire, sovrano assoluto di Parma. Uomo dalle fattezze marcate, simpatico, fra i qua­ranta e i cinquant'anni, semplice e gaio, non si dava nessuna impor­tanza. Parlava, in confidenze appassionate, della Francia di Napoleone, cosi da suscitare un tumulto di speranze e di timori nell'animo di chi lo ascoltava. Ben visto dai liberali, che rendevano omaggio al talento di lui, osteggiato da un partito retrivo che voleva rovesciarlo, tenuto anche d'occhio dalla Corte sospettosa. Abile a destreggiarsi, sapeva recitar la sua parte senza muovere obbiezioni, persuaso che, se mai c'era tempo e luogo. Meglio cento assurdità che un solo impiccato ' pensava, se i liberali erano talvolta malcontenti di lui, ma anche, se