Rassegna storica del Risorgimento

PARMA E PIACENZA (DUCATO DI) ; MARIA LUIGIA D'ASBURGO DUCHESA D
anno <1940>   pagina <405>
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Il governo di Maria Luigia e il Risorgimento Italiano 405
Era il gran sogno unitario, dunque, e infiammava così l'animo del poeta da farlo prorompere nella rievocazione dei Vespri siciliani, segno non dubbio della pretta italianità d'intenti, nel celebrare l'idioma gentile:
Allor che, o s'oda scorrere
quasi limpido rio,
o guai torrente scendere
incontro a cui nessuno argine può.
E quello che già alla une del 1818 scriveva all'amico di Toscana Antonio Moggi, alto funzionario di quel Granducato:
Se l'amor proprio non c'inganna troppo, forse avxem dato all'Italia un Codice italianamente scritto. Rispetto alle disposizioni, non t'aspettar gran novità: abbiamo preferito il buono vecchio al cattivo nuovo.
Trova conferma nella opinione espressa dallo Sclopis nella Storia della legislazione italiana, che lo considera il migliore dei Codici ante­riori alla nostra unificazione: certo è fra i migliori, con l'ultimo estense.
Ben si avvide il Neipperg dell'animus australiano, se il 21 luglio 1819, alla vigilia dello scioglimento della Commissione di Revisione, scriveva al Governatore Mistrali:
L'amministrazione di un paese deve, anzitutto, avere la scala e le proporzioni del paese stesso. Una amministrazione gigantesca che sarebbe perfettamente adatta a un grande Impero, non è applicabile a un piccolo Stato e sostenere il contrario è volerlo mettere fuori dalle sue proporzioni naturali. Non sono affatto della opinione che bisogni distruggere tutto, perchè ha appartenuto ad altre epoche che non sono la nostra; infatti l'Arciduca ha conservato nel suo piano quello che ci poteva' con* vegire: il resto è abrogato e bisogna sottomettersi, senza replica.
E più ancora se ne avvide il Werklein, poi succeduto al Neipperg, se nel maggio 1821 lo Stato fu sbriciolato in quattordici piccoli Com­missariati amministrativi, cosicché il Mistrali vide assai rimpicciolita la sua giurisdizione di Governatore, divenendo semplice Delegato del Governo di Parma, più immediatamente subordinato al Ministro di Corte Werklein, capo dell'amministrazione politica.
Ed era, d'altronde, palese l'intento comune di perseguire una quasi unità amministrativa e legislativa fra le due regioni, emiliana e toscana, se il Mistrali scriveva al Moggi : Per fare il bene non hanno che a lasciarti fare e, di rimando. Moggi rispondeva al Mistrali con schietta e pacata semplicità :
Panni che nelle convulsioni politiche che agitarono l'Europa, tu sia riuscito a prendere la strada pio bètta...
Se ne vuole un'altra prova, che anche più addentro riveli l'animo italianissmio del legislatore-poeta? Proprio in quegli anni, tra la fine