Rassegna storica del Risorgimento
PARMA E PIACENZA (DUCATO DI) ; MARIA LUIGIA D'ASBURGO DUCHESA D
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1940
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406
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406 Raffaele Cognetti de Martiis
del 1817 e la fine del 1820, Vincenzo Mistrali avviava le pratiche di governo relative all'acquisto del terreno e all'erezione di un monumento al Petrarca in Selvapiana, ove si asseriva fosse già una casa del poeta, che scrisse in quella solitudine gran parte del poema Africa. La casa del Petrarca doveva essere situata in una località detta Pendice e nell'epoca della quale discorriamo ne rimanevano visibili le fondamenta, in mezzo a un bosco e presso una fonte; vi scorreva ai piedi il torrente Enza, era intorno una stretta valle ira i monti, arida e incolta, in fondo scorgevasi il Castello di Guardasone. Com'è noto, il sacello venne effettivamente costruito ed esiste tuttora; ma per valutarne l'intento, in quell'epoca, è da notare altresì che il poema Africa, iniziato dal Petrarca probabilmente l'anno 1338 dopo il suo primo viaggio a Roma nel gennaio 1337 e terminato appunto a Selvapiana, dopo ch'egli fu laureato in Campidoglio nella Pasqua del 1341, poi quasi rifatto con successivi rimaneggiamenti, ancora incompiuto nel 1350, ma virtualmente finito con la descrizione della battaglia di Zama; era considerato dal Petrarca la sua opera più. insigne e fu, di fatto, tale da accrescerne, allora, fra i contemporanei, la rinomanza, per la celebrazione, sulla traccia liviana, della potenza di Roma, col trionfo di Scipione contro Cartagine; vergi-Mano, possente impulso a una nuova epopea nazionale. Se dunque noi consideriamo la italianità del poema, comprendiamo come gli spiriti di allora vi scorgessero, per dirla col Carducci, il segno di quell'adorazione dell'età romana, come la più poderosa manifestazione della umana civiltà, da parte ditale che non rifuggiva dal passato per distendervisi e giacere, ma aveva fede nella prossima rinascita enei completo trionfo d'Italia. ÌEra, come scrisse l'Oriani, e particolarmente ove abbiasi riguardo alla scelta dei luoghi della poesia petrarchesca da riprodurre nel marmo, quel librarsi nell'estasi della bellezza al disopra delle passioni, quella melodia del verso che celebra gli splendori d'una visione che è più di italiano che di toscano e che ha la grandezza e l'immensità di una profezia. Allora e soltanto cosi si possono comprendere le pratiche di governo di Vincenzo Mistrali per Selvapiana, in quegli anni dal 1817 al 1820. Le date stesse sono significative, perchè quelle pratiche si illuminano di vivida luce se si considerino la data del sequestro del Catalogo bodoniano contenente le segnature delle italianissime edizioni dei classici: 16 aprile 1817 la data del Rescritto di Maria Luigia che scioglieva la Commissione di revisione del Progetto di Codice civile: 23 agosto 1819, concludente, contro l'opera del Mistrali, la schermaglia politica che tendeva a scalzarla sin dal 1817. Se fino dal 1813, quando era sottoprefetto, scriveva di essere: costretto a parer d'essere per giungere ad essere, e nel 1820