Rassegna storica del Risorgimento
CAROCCI SERAFINO
anno
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1940
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pagina
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429
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Le peripezie di Serafino Carocci in Isvizzera 429
dei puri, dei perseguitati, degli uomini che soffrivano. Ha questa simpatia non aveva larga risonanza, e non era attiva se non in coloro che avvicinavano di persona i nostri proscritti, L* nomo della strada ragionava, semplicisticamente, così: perchè proprio a noi deve toccar di subire oltraggi e minacce a causa di questi ospiti, perchè proprio qua, a pochi passi dallo frontiera dei loro paesi e però in condizioni che legittimano il sospetto che di qui s'ordisca qualche nuova impresa, debbono essi domandare l'ospitalità durante Tesino? E si parlava con insistenza, entre un sourire et une poignée de main, dell'America, dell'Inghilterra, di paesi ospitali e lontani, dove essi, appunto perchè lontani, non avrebbero dato luogo a sospetti e avrebbero potuto viver tranquilli senza procurar guai a chi li accoglieva. Se ne parlava anche da chi non aveva nesssun interesse diretto ad allontanar da sé quei poveretti:-1) ci BÌ stupiva che essi stessi non fossero d'accordo in una conclusione che sembrava imposta dal buon senso. Contro questa opinione ormai dominante, il M*iiti volle reagire in una di quelle Lettres d'unproscrit che pubblicò appunto nella Jeune Suissetricordando il dolorosissimo caso del Carocci come una prova delle oscure tragedie che potevano esser determinate dall'egoistica preoccupazione di allontanare i proscritti, e invocando la testimonianza di * bien de genevois che avevano veduto con gli occhi propri il povero esule martoriato dall'incomprensione dei suoi ospiti. Questa testimonianza, come si può credere, non fu pubblicamente offerta da alcuno, e non ci è rimasta: ma un'altra testimonianza, più diretta e perciò decisiva, ce la danno alcuni documenti che si conservano nell'Archivio Cantonale di Losanna, 2) che confermano punto per punto il racconto del Mazzini. 3)
Risulta da questi documenti, che il lettore troverà riportati qui di seguito, che Serafino Carocci, passato in Francia dalla Corsica dove fin dal marzo 1832 lo aveva incontrato Pietro Brighenti *) e nel maggio Luigi Generali, s) aveva ottenuto a Rhodez un passaporto per la Svizzera, nell'aprile del 1833; e a Ginevra era stato, il 1 febbraio 1834, dello scarso gruppo di italiani che avevano preso parte alla spedizione della Savoia. Contro tutti costoro, collettivamente e nominativamente, la polizia del cantone di Ginevra aveva pronunciato l'espulsione il 3 febbraio subito dopo il fallimento dell'impresa; e per il Carocci, dato il passaporto di cui disponeva, il rifugio in cui gli veniva fatto spontaneo di riparare era la Francia. Ma le frontiere francesi erano chiuse: due volte egli le varcò come un contrabbandiere, due volte fu respinto: una volta era giunto fino a Bourg: e là il prefetto dell'Ain lo fece arrestare e riconsegnare alle autorità svizzere. Era un di quei casi in cui, come s'è detto, preoccupazioni egoistiche
0 Lo Stendhal, per esempio: il quale, nei Mémoires d'un touriste (ed. Yves Ganton, Paris, 1927, II, pp. 214215; cfr. p. 24), racconta con una certa abbondanza di particolari del ano incontro con un esule italiano a Ginevra, che campava facendo il sonatore d'orchestra e sembrava morir di noia: Je conseille à cet homme aimable d'aller à New York: cornine ville réellement maritime on y est peutétre moins triste qui à Genève . Ma la reazione dell'esule fu identica a quella del Mazzini; mon pauvre milanais soupire; il m'a l'air d'étre amoureux en son pays .
2) Arch. Cant., K, VII. 9*.
3) Inesatto, in questo racconto, solo il cenno della durata dell'esilio del C, proscritto da vent'anni; impressione che forse il M. aveva conservata per l'aspetto miserando in cui l'aveva veduto: e inesatto, perchè le date non tornano, che il M. io avesse incontrato a Ginevra, come sembra che egli sottintenda.
*) L. RAFFAELE, Una dotta spia dall'Austria, Roma, 1921, p. 67. 5) CANEVAZZI. art, cit p. 129.