Rassegna storica del Risorgimento

CAROCCI SERAFINO
anno <1940>   pagina <430>
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430 Giovanni Ferretti
neutralizzavano la buona disposizione del governo di Luigi Filippo verso i nostri prò scrii ti. L'impressione della spedizione della Savoia era. in quei primi giorni che la seguirono, vivissima: in presenza dei rabbonì- del principe di Mettermeli e dei suoi emissari, i Governi dei cantoni si palleggiavano la responsabilità d'una-condiscendenza ch'era stata troppa; e il Governo francese, la cui responsabilità non era stata da meno, la rifiatava con più energia che gli altri: nessuno voleva in casa propria i grandi colpevoli, nessuno voleva sentirne parlare.
In queste condizioni, e con questa sconcertante etichetta, il Carocci si presenta al Luogotenente di Polizia di Ginevra. Il suo programma è sempre di recarsi in Francia, poiché il passaporto francese in suo possesso gliene dà il diritto: di recarvisi per passare p oi subito in Inghilterra, purché gli se ne forniscano i mezzi; per ottener questo diritto d i transito, con la indemnité de route prevista, dovrà presentarsi all'Ambasciata di Francia presso il Vorort. E la Polizia di Ginevra, condiscendente purché il Carocci se ne vada altrove, lo avvia verso il Cantone di Vaud, pcrch'egli di là si diriga a.Berna. Il prefetto di Nyon, ch'è la prima autori tà vodese che lo accoglie, lo autorizzai! 4 marzo al transito per il territorio del Cantone; il Carocci parte; il giorno dopo è a Losanna. Ma il poveretto, senza risorse e in cattive condizioni di salute, non ne può pia. Ha ima piaga a un piede, effetto del troppo camminare, che non gli permette di continuare ai tratta, per lai, di fare il viaggio a piedil e si accascia. Trova un medico compassio nevole che lo cura e gli rilascia un certificato con cui otterrà il permesso di sostare in città per parecchi giorni. Per quanti, non so: i documenti non dicono questo. Poi, pro­segue per Berna, dove nel marzo e nell'aprile del 1834 sappiamo che dimorava, tolle­rato, il Mazzini con alcuni dei suoi accoliti più fidi. Il cantone di Berna, in coi erano allora al potere gli elementi più democratici i patrioti, come si definirmi da sé, solidali allora col Mazzini e insofferenti dei vincoli imposti all'azione politica della Con­federazione dalla neutralità si segnalava tra gli altri nell'esercitar l'ospitalità ai pro­fughi a viso aperto; e il 10 marzo il Gran Consiglio aveva affermato sdegnosamente che non avrebbe tollerato imposizioni tendenti a limitar loro l'esercizio di questo sacro dovere.
Fosse effetto di questo clima propizio, o dell'inanità delle pratiche da lui esperite, secondo che s'era proposto, presso l'Ambasciata di Francia, fatto è che ai primi di maggio il Carocci era ancora a Berna, quando le rinnovate pressioni del conte di Bom-belles sul Vorort e del Vorort sul Governo bernese, indussero questo a capitolare, e a seguire nei riguardi dei proscritti il medesimo indirizzo che le circostanze avevano imposto ai cantoni di Ginevra e di Vaud: allontanamento dei compromessi. Per fortuna di questi, in quel medesimo principio di maggio, anche la Francia capitolava in senso opposto; e l'Ambasciatore de Rumigny dichiarò al Vorort che sarebbe stato consentito l'accesso agli italiani proscritti implicati nell'impresa della Savoia che intendessero attraversare il territorio francese per recarsi altrove, *)
Cosi accade che il Carocci sia di nuovo a Losanna, 1*8 maggio. A Losanna incontra il Mazzini, che vi è giunto il giorno innanzi fuggiasco anch'egli da Berna; e gli chiede un soccorso: reclama, son le parole stesse del Mazzini che, fraterno coi suoi compagni di fede, considera questa solidarietà corno dovuta, la dette de hi fraternità ; proba­bilmente sarà ricordando specialmente lui ch'egli accennerà, in una lettera alla madre
1) Abachied der ordenti iche.n vidgvnSssisehm Tugsatzung des Jahres 1834, Zurich, 1834, pp. 268-69.