Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
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1940
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pagina
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465
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 465
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E si principi, appunto, dall'esporre alcuni dati di fatto, già acquisiti alla storia, circa tale ambiente.
Luciano Bonaparte e la sua famiglia, cosi come in un secondo tempo altri Napoleonidi, x> avevano trovato asilo nello Stato Pontificio per la speciale benevolenza loro dimostrata da Pio VII e specialmente dal suo grande Segretario di Stato cardinale Consalvi, e ciò a causa, sia della innata bontà di animo del Pontefice, sia di rapporti di carattere personale, sia di riconoscenza, e da ultimo di fine calcolo politico. 2> Se fino al 1815 si era trattato di asilo liberamente scelto, dopo
l> Oltre l'intiera famiglia di Luciano vivevano a Roma: Madama Letìzia ed il cardinale Fesch; Luigi ex-Re di Olanda; la Regina Ortensia con due suoi figli, Napoleone Luigi e Luigi Napoleone; e nel 1831 vi si recò anche Gerolamo.
*) Luciano era venuto a Roma dopo la Pasqua del 1804 a seguito del noto dissidio sorto con Napoleone I. Alla fine del 1805 vi prese stanza definitiva avvalendosi dell'affezione paterna di Pio Vii e l'onorevole intimità che aveva con Ini (JUNG, op. cit., voi. HI, p. 64; P. N. BONAPAHTE, op. cit., p. 77; cfr. anche D. ANGELI, op. cit., p. 88). D Papa fece da padrino alla figlia di Luciano, Giovanna, col quale atto l'unione con la Iouberthon, in difetto dell'assenso dell'Imperatore, aveva la benedizione del Pontefice (MASSON, op. cit,, p. 41). Nel 1806 Luciano aveva avuto dal Papa il feudo di Canino, antica dipendenza del Ducato di Castro, rientrato nel possesso della Camera Apostolica dopo l'estinzione della Casa Farnese, in compenso di una grossa somma di danaro prestata da Luciano al Papa per il caso che avesse dovuto lasciare Roma. (JUNG, op. cit., voi. UT, p. 71; MASSON, op. cit., p. 33; LANCELLOTTT, I Napoleonidi, Roma 1936, p. 256). Il contratto fu stipulato nel 1808 (VISCONTI, Notizie storiche sulla terra di Canino).
Luciano venne allontanato da Roma subito dopo la deportazione di Pio YH, avendolo Napoleone ritenuto consigliere della politica papale e nemico della Francia. D Lancellotti {pp. ciu, p. 260) afferma che egli avesse assunto a Roma un atteggiamento cosi ostile all'Impero, fino ad insultare gli ufficiali romani favorevoli a Napoleone e mostrandosi più reazionario del Papa. Si ritirò in Canino ove trascorse gli anni dal 1808 al 1809 occupandosi di agricoltura e scavi.
Da allora seguì le sorti di Pio VII. Caduto Napoleone, Luciano rientrò a Roma il 27 maggio 1814, ben accolto dal Papa, il quale, in quell'occasione, gli conferì il titolo di Principe di Canino (Diario Romano, p. 124). Subito dopo lo si trova mediatore, benché senza fortuna, tra Pio VII e Murat, Venuto a conoscenza che questi voleva impadronirsi del Papa, consigliò Pio Vii a non muoversi da Roma.
Avvenuta la fuga dall'Elba, dimentico delle offese, si recò in Francia, per riconciliarsi con il fratello; in tale occasione sembra che il Papa gli avesse detto: Fate Voi la mia pace con Napoleone. (LASCASES, Memorie, voi. 1, p. 635). Si dubita della buona fede di Napoleone ncll'offrire amicizia al Papa; ma Luciano era in perfetta Lucina fede e credeva davvero alla pacificazione con la Chiesa ed alla possibilità di un Governo liberale (JONG, op, cit.., voi. Ili, pi 213).
Dopo la nuova abdicazione di Napoleone, ricevette dal Governo provvisorio di Francia lo sfratto; intendeva recarsi in Inghilterra, ma poi cambiò idea ed intraprese il viaggio verso Roma, dove conosceva che Pio VII gli era amico. Il Re di Sardegna lo fece arrestare e racchiudere nella cittadella di Torino. Scrisse allora al Consalvi