Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
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1940
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466
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466 Luigi Signorelli
la Restaurazione, Canino divenne un vero domicilio obbligato e strettamente sorvegliato dalle Potenze, garante il Pontefice.
I successori immediati di Pio VII, Leone XII e Pio Vili, che del resto governarono ciascuno per breve periodo di tempo, avevano
appellandosi alla sua antica amicizia. Ed il Papa fece sapere al Mettermeli che non avrebbe avuto nulla in contrario che Luciano ritornasse a Canino; ottenne, di conseguenza, di essere lasciato libero (JUNG, op. cit., voi. Ili, pp. 358-365), e, su proposta dello stesso cardinale Consalvi, ottenne di poter abitare a Canino o a Viterbo (JUNG. op. cit., voi. Ili, p. 387). Madama Letizia di ciò lo ringraziò (O. SIUNORETXI, op. alt.. p. 395, n. 58).
Nei riguardi poi di Pio VII occorre ricordare che, conte si esprime il Lanuellot t i (op. cit.t p. 277), fu nella generosità del suo animo buono verso tutti i Bonaparte e con Napoleone stesso dopo Waterloo.
Tutti, poi, sanno che Pio VII, che dianzi aveva dato prova di grande prudenza e di tatto sul terreno politico (G. SIGNORELLI, op. cit., p. 132), sopravvenuta la Restaurazione, si addimostrò Principe alquanto moderato e conscio dei bisogni dei nuovi tempi. Del resto, l'opera del Pontefice non fu se non quella del suo grande Cardinale Segretario di Stato, il Consalvi, al quale egli doveva, per molta parte, la nomina (GoNSAajyx, Mem. cit., I, p. 251 e seg.).
In quanto al Cònsoli, oriundo di Toscanella (circondario nel quale si trovava appunto Canino e tale particolare non deve essere trascurato), nonché aggregato al Patri ziato Viterbese (G-. SIGNORELLI, op. cit.. p. 133; Riforme del Comune di Viterbo, CLIII, p. 177 t.), occorre rilevare che egli fu chiamato a funzionare da Segretario di Stato da Pio VII contro le consuetudini della Corte romana ed i suggerimenti interessati dell'Austria, che favoriva il cardinale Flangini ligio all'Imperatore (idem, pp. 133 e 175, n. 6). Il Consalvi riconosceva come fossero mutati i tempi e come gli effetti e le tendenze della rivoluzione fossero tali da sopravvivere al periodo rivoluzionario ed a tali principi inspirò tutta la sua azione di governo, costantemente, resistendo spesso alla pressione dell'Austria e della Santa Alleanza. La leggenda lo disse liberale e perfino carbonaro o massone, ma, a parte tali eccessività alle quali ninno più crede, il Consalvi ebbe mente aperta ai nuovi tempi, una grande avvedutezza, precorritrice dei tempi, con animo equanime e tendente alla clemenza, seppure non peccasse mai di debolezza (G. SIGNORELLI, op. cit., p. 324 e seg.).
*) Nel concedere che Luciano ritornasse negli Stati Pontifici il Mettermeli obbligò il Papa a garantirsene custode, in modo da impedire che si allontanasse da Roma n da Canino senza il permesso degli ambasciatori delle Potenze (il documento relativo è pubblicato dal GENNARELLI, La politica della Santa Sede e gli alti dei Bonaparte, doc n. 94, p. 114). Luciano da parte sua aveva contratto l'impegno, sulla sua parola d'onore, di non sortire dallo Stato Pontificio né egli medesimo, né alcuno della sua famiglia, pure ad oggetto di rendere più sicure le Potenze verso le quali il S. Padre si è impegnato, per quanto da lui dipende ad impedire la sua partenza. Nel caso tenti di partire ne sia impedito e si obblighi a tornare indietro facendolo scortare fino a codesta città.
Da parte loro le singole Potenze facevano esercitare, dalle rispettive rappresentanze, una strotta e contìnua vigilanza, perché sospettavano di lui e temevano A ponesse a capo del movimento italiano, tanto che volevano internarlo in Germania (G. SIGNORELLI, op. cìt., p. 331). Egli era stato perfino: obbligato ad ospitare Mi casa propria nna brigata di gendarmi allo scopo di guardarlo a vista (P. BONAPAI?!!JS~ op, cit., voi. I, p. 81). Si vuole che il Metterai eh, nel recarsi nel 1817 a Roma ti)' fermasse a Viterbo per accertarsi della condotta ohe teneva colà il Principe di Canino