Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
<
1940
>
pagina
<
467
>
Pietro Napoleone Bonn parte e Gregorio XVI 467
tollerrato la presenza di tali e tanti personaggi nello Stato Pontificio;lJ il cardinale Bernetti, nominato nel 1828 Segretario di Stato sotto Leone XII e confermato in carica da Gregorio XVI, aveVa attenuato tale stato di indifferenza, dato che egli fu, senza dubbio, il continuatore dell1 indirizzo politico del Consalvi (al quale era tanto legato), e ciò sia nelle cose interne dello Stato, sia nei rapporti con l'estero, cercando il più possibile di non far travolgere lo Stato Romano nel pericoloso giuoco delle influenze europee. 2'
Ma, nel momento nel guale si svolgono i fatti in questione (aprile-maggio 1836), è mestieri tener ben presente che l'indirizzo generale politico del Governo pontificio, ad opera di Gregorio XVI e del nuovo Segretario di Stato, il cardinale Lambruschini, risulta radicalmente cambiato; 3* tutto è crollato sotto la pressione del Collegio cardinalizio,
e del modo con il quale era custodito (G. SIGNOBELU, op. ,cii., p. 331). Anche DIEGO ANGELI, op. cit., afferma che dopo Waterloo la sorveglianza sui Bonaparte era molto stretta e si sorvegliava anche la loro corrispondenza privata e più oltre che la Santa Alleanza faceva fuoco e fiamme affinchè tutti i congiunti di Napoleone fossero trattati come nemici della cosa pubblica (p. 67).
Si vuole che nel colloquio avuto da Leone XII, subito dopo la sua elezione, con il cardinal Consalvi, questi, riferendosi ai Bonaparte, avesse detto: l'ospitalità ai membri della Famiglia non può essere rifiutata ma deve essere concessa con molte risèrve. 1 Bonaparte, come tutti i vinti, si trovano all'opposizione. Si accostano ai Carbonari. (E. VERCESI, Tre pontificali: Leone XII, Pio Vili e Gregorio XVI, Torino 1936, Il colloquio con Consalvi, p. 43).
a) Cfr. 35. VEKCESI, op. cìt., p. 60. Il Bernetti, rendendosi conto di ciò che bolliva in pentola, aveva seguito una politica dalla mano vellutata, ciò che non impediva ai bonapartisti, ai carbonari ed alle sette di ogni genere di erigersi contro l'ordine di cose stabilito. È poi noto il giudizio che di lui diede lo Chateaubriand*: 'crede alle rivoluzioni e si spinge sino a pensare che, se la sua vita sarà lunga, ha delle probabilità di vedere.la caduta del potere temporale. (Memoires d'outre tombe, tomo V, p. 115).
Il Vercesi (op. cU., pag, 112) aggiunge che Consalvi e Bernetti mostravano un senso assai acuto dell'intelligenza del loro tempo; ebbero molta abilità diplomatica.
È poi noto che il Bernetti, a simiglianza del Consalvi, inclinasse verso la Francia, ciò che di per se stesso voleva dire non avversione (se non protezione) ai Bonapartisti (VERCESI, op. ck-., p. 215).
Se ii Bernetti fu dai liberali giudicato aspramente, ciò si deve al fatto che egli si trovò a règgere il governo nel 1831, dovette difendere lo Stato, e fu il capro espiatorio di fronte ai rivoluzionari (cfr. prefazione del NATALI, p. IX alla Rivoluzione del 1831 nelle cronache del Rangpne. I moti riformisti nelle Legazioni). Lo stesso Natali afferma che non ci fu riforma o innovazione politica introdotta, sperimentata o manifestata ti tra il 1846 ed il 1848 che non fosse stata preparata, elaborata e perfino parzialmente accettata o certamente vagliata nel periodo riformatore dal 1831 al 1836, corrispondente alia supremazia politica del cardinale Bernetti (p, X prefazione a Rivoluzione del ISSI nelle Cronache del Rangoné).
V Gregorio 'XVI, già cardinale Cappellari, era un monaco molto conosciuto per la sua erudizione e cultura teologica, ma non era stato mai iniziato ai grandi affari di Stato (VEKCESI, op. cit., p. 118) La vita degli studi non lo aveva preparato