Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <470>
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470 Luigi Signorelli
palesemente conducevano mene per impadronirsi essi stessi del potere, ' mentre egli, di fronte alle potenze allarmate, voleva dimostrarsi capace di moderare la pubblica opinione, acquistando, così, credito verso le Corti d'Europa.2' Sicché, coltivava buoni rapporti anche con la Corte pontificia, ciò che tra l'altro può provarsi col fatto che Re Luigi Filippo, in quell'anno 1836, impose, per la prima volta dopo la rivolu­zione francese (ciò che i Borboni non avevano ancora fatto), il berretto cardinalizio all'Arcivescovo di Parigi. 3)
A Napoli i Borboni, nutrendo la più profonda diffidenza verso i Napoleonidi, tutti indistintamente temuti in modo quasi parossistico, facevano continue premure sui Governi toscano e pontificio perchè fossero allontanati dalla Penisola.'"
" Sull'argomento pubblichiamo in appendice interessanti documenti esistenti nell'Archivio di Stato di Napoli (Ministero di Polizìa, Gabinetto, fascio 27, voi. 97). Vedi doc. dal XLIV al XLVI 11 compresi, pubblicati in appendice. Cfr. anche rapporto S febbraio 1836 dell'inviato Napoletano a Parigi conservato nell'Archivio di Stato di Napoli, Esteri, fascio 460, circa congiura scoperta in Francia per opera dei Bona-parte contro il Governo di Luigi Filippo.
Nel primo dei suoi costituti, inserito a pag. 687715 degli atti di processo cit. a nota 2 pag. 2, lo stesso Don Pietro dichiarò che l'attuale Governo Francese è loro ne­mico giurato (dei Bonaparte). Cfr. anche D. ANGELI, op. cit., p. 216 e la relazione da lui pubblicata sull'argomento della Principessa Zenaide sui fatti dell'I 1 dicembre 1830 a Roma, rinvenuta dall'Angeli nel Museo Napoleonico.
2) Com'è noto dall'aiuto dato alla rivolta del 1831 e dalla dichiarazione del principio di non intervento nelle cose d'Italia, si era passati, dapprima alla indiffe­renza, e di poi all'ostilità. Mazzini {op. cit., voi. I, p. 46) osservava tristamente che era il terzo tradimento che egli vedeva compiersi nelle cose d'Italia e diceva che Pericr, organizzatore del tradimento, aveva stretto un patto coli'infamia. (Cfr. anche CAPEFIGUE, La Società ed i Governi dell'Europa dalla caduta di Luigi Filippo). Il presidente del Governo provvisorio delle Romagne scriveva: il tradimento della Francia o meglio del Ministro francese {Rio. Stor. del Risorg. hai., voi. I, p. 233).
3) Vedi rapporto 11 marzo 1836 dell'Ambasciatore di Napoli a Parigi, Archivio di Stato di Napoli, Ministero Esteri, fascio 460.
La politica di Napoleone era stata quella di sostituire ovunque ai Borboni i Bonaparte (LANCELLOTTI, op. cit.). Di qui l'odio feroce ed il cieco timore dei primi tutti contro i Napoleonidi indistintamente.
*) L'Archivio di Stato di Napoli è ricco di documenti che dimostrano la veri­dicità di siffatto stato di animo della Corte napoletana e del suo Governo (Ministero Esteri Borbonico, fascio 3713, notizie su Luigi Napoleone, Pietro, Luciano e Madama Murat; idem, lascio 4180, notizie riguardanti le famiglie Bonaparte e Murat dal 1820 al 1841, Ministero Polizia, Gabinetto, fascio 170, n. 350, voi. I, a. 1838. Carlo Bonaparte; fascio 175, incart. 443, a. 1838 per Luciano; idem., fascio 83 incart. 13, voi. 21, parte 3, a. 1831 per Girolamo; idem, fascio 139, incart. 18, a. 1838, per un figlio di Luigi).
Alcuni di tali documenti, i più importanti, sono stati, di recente, pubblicati a cura dell'egregio prof. Alfredo Zazo in appendice a due suoi interessanti studi su Carolina Murat e la cotte di Napoli nel 1830 e Girolamo Bonaparte ed i Borboni di Napoli, nella rivista Sannium, rispettivamente, net nn. 12 e 34 1934XIL Altri