Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <471>
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 471
E lo Stato Pontificio, in quel momento, come è stato giustamente osservato, si trovava nelle medesime condizioni di fatto nelle quali si venne a trovare più. tardi la Turchia: Le Potenze, sotto diverso aspetto e diversainente raggruppate, agivano, dicendosi animate dalle migliori
documenti vengono pubblicati in appendice ni presente scrìtto (doc. n. XLI e XLIV fino al XLVJII).
A detta del prof. Zazo, più. che l'Austria, era la Corte di Napoli ad avere le più gravi diffidenze verso quei << mostri infernali, come Ferdinando I aveva definito i Napoleonidi; ogni mossa di questi nei Regni pontificio e toscano veniva spiata e comunicata dalle rappresentanze diplomatiche e consolari destando le più vive preoc­cupazioni a Napoli che protestava presso i competenti Governi, chiedendo continua­mente l'allontanamento dei Bonapartc. In una lettera dell'Intontì a Francesco I del 15 agosto 1826, conservata nell'Archivio di Stato di Napoli (voi. 1359, Casa Reale), si legge di non aver mancato di vigilare sugli individui della Famiglia Bonaparte accumulati nello Stato Pontificio.
Nel 1830, in occasione degli intrighi della Contessa di Camerata a Vienna, Napoli scriveva a Roma al fine di richiamare l'attenzione del Governo pontificio sopra la famigliti dei Bonaparte, la cui influenza meritava di essere riguardata Ltit ('altrimenti che per lo passato, giacché, anche volendo supporla lontana e nella impossibilità di formare un partito per acquistare un perduto dominio, è da temersi di essa.
Nello stesso 1830, una caduta di Madama Letizia e l'accorrere a Roma di quasi tutti i Napoleonidi sparsi nelle varie terre di Europa, sollevarono a Napoli proteste inaudite e si pretese perfino, ottenendola, la riunione delle Potenze garanti per esa­minare la questione. Carolina Murat dovette lasciar Roma abbandonando la madre ammalata. Dopo di ciò, nel 1836, il Governo romano non ardi di autorizzare la stessa Carolina a recarsi a Roma per rivedere la madre morente, temendo appunto il rinnovarsi delle rimostranze di Napoli.
Ed assai istruttivo risulta il seguire lo scambio di note tra Napoli e Roma nei riguardi di Girolamo Bonaparte, note che il prof. Zazo, come sopra si è detto, ha pubblicato, di quel Girolamo che nel 1816 Napoli aveva fatto di tutto perchè non si stabilisse nello Stato Pontificio, facendo conoscere il condiscendere a ciò sarebbe esporre la nostra tranquillità e di tutta l'Italia.
Si Ba che Napoli nel 1826 ottenne che si riunisse una conferenza a Parigi, alla quale propose che tutti i membri della famiglia Bonaparte fossero inviati in America (BIANCHI, op. ciu, pp. 165 e 166).
Altre proteste, sulla fine del 1826, Napoli aveva fatto contro il radunamento di troppi Bonaparte nello Stato Romano e si citavano Luciano Bonaparte e la sua famiglia, proponendo di allontanarli tutti, e si minacciò perfino l'occupazione di Benevento e di Pontecorvo qualora non si fosse provveduto.
NapoK tìc-1 1829 avversava l'acquisto, da parte di Luciano, di una villa nel terri­torio di Sinigalh'a (Stato Pontificio), temendo che egli volesse aiutare Girolamo nelle sue sospettate mene contro il territorio del Regno dello Due Sicilie.
eiquiOtudiMìerdinando II erano-aumentate nel 1831 dopo l'atteggiamento della famiglia Bonaparte nella cessata ribellione e dopo essersi compromessi- quei sudditi pontifici alla medesima attinenti (lettera del Ministro napoletano a Roma, 30 aprile 1831, in Archivio Stato di Napoli, Esteri, Roma, fase 1858).
Dai documenti, pòL. pubblicati in appendice al presènte scritto (cfr. un. dal XVII al XXlSVi), appare quanto il Governo napoletano s'interessasse anche di Pietro Bona­parte, fatto oggetto della più stretta vigilanza ovunque ai recasse, anche fuori di Italia. Da tali documenti può rilevarsi altresì il timore che egli tentasse .uno sbarco in Italia per compiervi qualche colpo di mano a donno dello Stato Pontifìcio;