Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <472>
immagine non disponibile

472 Luigi Signorotti
intenzioni verso le popolazioni (dello Stato Pontificio), ma, di fatto, per il raggiungimento dei propri scopi spesso opposti a quelli delle popolazioni stesse . *'
Oltre a ciò, occorre porre in rilievo che, nel gennaio 1836, Madama Letizia, la madre di Napoleone, che aveva esercitato un certo ascen­dente sulla Corte romana, era venuta a morire.2)
H cardinale Fesch, infine, zio uterino dello stesso Napoleone, anche esso influente presso la Corte, malato e stanco, si trovava, ormai, nella fase discendente.3)
1) 6. SlGNORELLI, Op. CÌt., p. 365.
2) Il Getmarelli (op. cit., p. 106) pone in rilievo il grande ascendente che sulla Gotte di Roma aveva sempre goduto da viva Madama Letizia, ascendente condi­viso con il cardinale Fesch, mentre tutti gli altri Napoleonidi erano tenuti da parte e strettamente vigilati.
Con tutto ciò il Diario di Roma, organo della Santa Sede, cosi dava l'annuncio* della morte: Ha cessato di vivere in Roma, munita di tutti conforti di nostra S. S. Religione, madama Letizia Bonaparte .
Essa era nata ad Aiaccio ai 29 agosto 1750 nella Famiglia Rantolino.
e Nel 1767 sposò Carlo Bonaparte dal quale ebbe cinque figli maschi e tre femmine. Restò vedova ai 24 di febbraio del 1785. Dal 1815 dimorava a Roma. Nel 1830 cadde e si ruppe il femore; da quell'epoca non uscì più dal suo appartamento. Assalita ulti­mamente da febbre gastrica resistente a tutti i rimedi dell'arte medica, spirò nel giorno due corrente. Niente altro!
La salma rimase quattro giorni insepolta a causa delle difficoltà opposte dalla polizia al trasporto. In Francia Napoleone era già immortale, ma a Roma, ove si ricordavano i moti del 18311832, i Bonaparte erano mal visti. Il Governo del Papa aveva bensì tollerato a lungo la presenza di Madama Letìzia viva, ma non voleva che morta potesse servire di bandiera ai mali intenzionati. Quindi i funerali clandestini e lo allontanamento della salma da Roma (a Corneto Tarquinia, nella chiesetta delle Suore Passioniate, ove fu sepolto anche il cardinale Fesch). A. LANCEXXQTXI, op. cit.y pp. 38-39.
3) Il Fesch, fratello di secondo letto di Madama Letìzia, fu creato vescovo di Lione, poi cardinale, nel 1802, da Napoleone. Inviato ambasciatore a Roma presso Pio Vii nel 1803, che ne ebbe grave disappunto.
Era acido, avaro, sobrio, pieno di fiducia nel suo genio e di sospetto verso chiun­que non fosse dalla propria parte, testardo (LANCELLOTTI, op. cit., p. 387). Lo stesso-Napoleone ebbe a dire di lui questo Cardinale imbroglia tutto (LANCELLOTTI, op. cit., p. 268). Anche l'Artaud (op. cit., p. 93 e scg.) lo giudica caparbio e di poco tatto.
Circa il ruolo che egli giocava alla Corte Pontificia cfr. lettera di Paolina Bona­parte a Monsieor de Plana t (GENNAKELLI, op. cit., doc. LXXXI e LXXXX, p. 106 e seg. ed a sua volta prese dal PANAT DE LA FAYE, Rome et Salato Ilelène de 1815 à 1821, Paris 1862). Il Planat eleva gravi dubbi e sospetti sull'opera del Fesch e fa pensare che questi avesse dimenticato i propri vincoli di sangue e di gratitudine verso chi lo aveva innalzato; Anche la Principessa di Canino non ne aveva eccessiva fiducia (cfr. doc. XIV pubblicato in appendice).
Aveva assolato ascendente su Letizia. Morta questa, il dolore fu veramente profondo; oramai la sua vita era spezzata ed egli trascorse gli ultimi tre anni di vita (1836-1839) nelle pratiche di pietà.