Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <474>
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474 Luigi Signorelli
Di fronte a tale stato di cose, la forza pubblica, secondo ì citati rapporti settimanali, è insufficiente assolutamente al bisogno ed il servizio di polizia, per mancanza di un sufficiente personale è in gran parte paralizzato .*)
Ove si aggiunga che le forze di polizia pontificia erano tenute dalle popolazioni piuttosto in ispregio ed assai poco rispettate, è da ritenere che il lettore sia in possesso ài tutti gli elementi di giudizio per valutare i fatti che seguono.
dei corrieri e dei viaggiatori, si richiamarono nella più. stretta osservanza le dispo­sizioni a tal proposito emanate da Pio V. La comunità di Canino fu dal Governo dichiarata responsabile di tutti i disordini che accadevano nel territorio ed obbligata a mettere su una forza proporzionata alla popolazione del luogo (GISMONDO GALLI, Canino nel secolo XJX, Foligno 1904, Campiteli!, p. 11).
Il brigantaggio ebbe un naturale incremento dalla coscrizione obbligatòria decre­tata da Napoleone. I banditi, quindi, venivano, sempre più, considerati come sventurati che come criminali ed assumevano, pertanto, veste politica (G-. SXGKÓIÙSIÌLÌ, op. cit p. 242 e seg. e p. 285, n. 45).
Lo stesso Napoleone nonostante i draconiani provvedimenti adottati, tra cui una legge che rendeva i Cornimi responsabili dei delitti che si "commettevano nel territorio e vietava l'uso delle armi anche per la caccia (G. SIGNORELLI, op. cit., p. 243), non aVèv/à potuto estirpare tanto malanno. Nel 1812 veniva arrestato a Canino il celebre brigante Bianchini (GALLI, op. cit., p. 21).
Sopravvenuta la restaurazione e dichiarate nulle le vendite dei beni exmonastici e rescissi gli affitti (in forza degli editti Rivarola e di altri, Notine 18141816, n. 1, 22-34), i contadini già occupanti i relativi terreni si ribellarono ed andarono ad ingros­sare; in parte, le bande dei briganti.
D cardinale Consalvi per combattere il brigantaggio aveva istituito il Corpo dei carabinieri pontifici (notine. 31 luglio 1816). Aveva fatto una convenzione col Re di Napoli per un'azione comune contro il brigantaggio (4 luglio 1817, Diario di Roma, n. 66).
Leone XII, dopo aver promosso un trattato di estradizione conia Toscana, ricórse a mezzi eccezionali al fine di rendere possibile ai pellegrini di accorrere alla celebrazione dell'Anno Santo indetto per il 1825, tanto le grandi strade di comuni­cazione erano malsicure. Si promisero premi a chi uccidesse i ribaldi. A questi si concesse perdono ed anche i mezzi per vivere se si fossero arresi. In Canino si stabili di fare uno smacebiamento regolare e limitato ad una data distanza laterale delle strade (GALLI, op. cit., p. 27). Si conferirono, poi, ampi poteri straordinari al card. Palletta. la coi opera fu però giudicata eccessiva dallo stesso Papa (AKTAXJD, Storia di Leone XII, voti, p. 75; COPPI, Annali., VII, pp. 360-361), tanto che fu sostituito con il cardi­nale Benvenuti. Si è narrato che chi viaggiava in quei tempi da Hadicofàni (confine con la Toscana) a Montefiascone (a 18 chilometri da Viterbo), in diversi luoghi della strada (la Cassia, non distante da Canino), si scorgevano braccia e gambe pendenti da alberi, membra di briganti di recente eseeùtatà e là méssi in mostra ad esempio (DUPKÈ, Relation d'un voyage cn Italie), Paris 1826, voi. I, p. 373).
Con ciò il brigantaggio, almeno nello organizzato in bande, fu per allora distrutto (Bnx*, Promenades en Italie, yoÌ ÌX, p. 22). In seguito esistette, sebbene per lungo tempo, allo stato sporadico.
J) Cfr. tra gli altri il rapporto politico aettimanolc del Delegato apostolico di Viterbo, n, 53, 28 dicembre 1834-3 gennaio 1935. Archivio Stato Roma, Gendarmeria pontificia. Rapporti politici, B. 242.