Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
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1940
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487
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 487
Terra si rende indipendente non solo dalla Forza, ma pur anco infrange e non cura le leggi del Governo.
Ma Don Pietro seguitava indisturbato a vilipendere l'Arma; questa non sapeva far altro che rispondere con prudenza e politica e rapportare a Viterbo ed a Roma, dove i rapporti erano messi agli atti.
À questo punto l'Arma si considera compromessa e monta in furia, e, fatta evidentemente audace dal cambiamento di governo avvenuto a Roma e dal sapere che il nuovo Cardinale Segretario di Stato, il Lambru-schini, ama la maniera forte, lancia il suo ultimatum ai Comandi superiori.
Si è detto ultimatum ed il lettore potrà giudicare l'esattezza della definizione, seppure resterà non poco meravigliato di tanta indisciplina, -che costituisce, però, una nuova prova, del disordine o meglio dello stato di anarchia nel quale funzionavano i pubblici poteri. AI Priore che favorisce la delinquenza, al Governatore corrotto, al Direttore di Polizia prudente e miope che piuttosto che imporre il rispetto alla legge invia messi imploranti ed umiliantisi, si aggiunge l'Arma dei carabinieri pontifici che pone in mora il Governo.
Comando di Tenenza di Viterbo, n. 7, 5 aprile 1836. Al Comando della Compagnia di Viterbo.
Le ripetute volte ho avuto occasione di riferire alla Superiorità, col di Lei mezzo, molti e gravi disordini occorsi in Canino per opera dei fratelli Don Pietro e Don Antonio Bonaparte, ed ho le più e più volte provocate quelle misure coattive, che valessero a porre un argine a quei disordini stessi che non potevano non produrre serissimi inconvenienti. Invano furono attesi li detti provvedimenti.. ...Talché io vengo per l'ultima volta ad invocarli con questa, colla quale pure riferisco quant'altro ho di recente verificato accadere per opera di detti Principi, d'irruente e di scandaloso... - ...La Forza a scanso di grave compromessa sfugge, più che può, l'incontro di quei pessimi che la deridono e cimentano di continuo nel disimpegno de* loro incombenti, come pure li buoni e fedeli cittadini, temebondi del carattere loro irruente e sanguinario, si trovano costretti a soffrire in silenzio quei disordini, che tutti i giorni vedono e che compromette la loro quiete domestica. Tutti i carabinieri, non escluso il brigadiere Cipriani, di continuo mi pregano ond'essere rimossi da colà, onde non vedersi compromessi, Io che dicono non poter essere lontano, mentre essi pure hanno sangue nelle vene, e tale da non soffrire insulti, decorati come sono di onorata uniforme.
Vi ha di più, nella girata da me neUi scorsi giorni eseguita, oltre il suesposto, potei Verificare che ognuno fa lagni, quanto più riservati*
1) Ivi, p. 334. Rapporto in data 17 febbraio 1836.