Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <489>
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 489
Ad eccidio compiuto il Ministro di S. M. il Re delJRegno delle Due Sicilie, il conte Ludolf, farà presente al proprio Governo: è compro­messa con esso (il delitto) la forza morale del solo] corpo in cui risiede la polizia esecutiva dello Stato, quale è quello dei carabinieri, e se in questo paese, dove la tradizione ai delitti è sifone, si potesse addurre una simile impunità, che non si farebbe? e qual uso potrebbe mai più fare il governo della sua forza?. *)
Siffatte riflessioni dovettero farsi anche a Roma al pervenire dei sopra trascritti rapporti dell'Arma, determinando la inerte volontà del Governo ad agire. D'altra parte, l'Arma, molto abilmente, aveva nelle suddette lettere introdotto, per la prima volta da quando si rapportava sulla attività dei Bonaparte, l'argomento relativo a cose contrarie alla Religione e al Diritto Canonico,2) le quali riferite al Cardinal Lam-bertini, molto rigido in tale materia, dovettero produrre il voluto effetto.
Se a tutto sopra si aggiunga la influenza del mutato spirito de1 tempi, al quale si è alluso in principio del presente elaborato, si spiega perchè questa volta si venne, senz'altro, alla maniera forte nei confronti dei Bonaparte.
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Nel citato lavoro apparso nella Civiltà Cattolica è diffusamente narrato e documentato quanto segui per personale interessamento di S. S. Gregorio XVI e quindi non si ha che fare riferimento al lavoro stesso, pur riassumendo, per comodità del lettore, brevemente i fatti.
II 24 aprile 1836 S. Santità chiamò a sé il cardinale Rivarola e lo incaricò di comunicare al Cardinale Zio Fesch, con il quale sapeva avere buona intelligenza, 3) che era sommamente indignato dei disordini di ogni specie, dei delitti, degli scandali che commettevano i fratelli Bonaparte in Canino, da dove, contro ogni legge, scorrevano i paesi e le campagne armati come contrabbandieri e che le spargevano di terrore; ch'era spiacente di averli sopportati fin qui, ma ch'era
!) Cfr. doe. n. IV, pubblicato in appendice.
2) Si narra che Don Pietro e Don Antonio tenessero ciascuno una concubina, che, inoltre, dalla concubina di Don Pietro fosse nato un figlio il quale non fu portato in Chiesa, ma dai più si vuole che Don Antonio lo battezzasse pronunciando le seguenti parole; Paolo Giuseppe io ti battezzo in nome del Padre, del Piglielo e dello Spirito Santo.
3) Tutte le notificazioni ai componenti, indistintamente, della Famiglia Bona* parte e congiunti venivano fatte a mezzo del Fesch (R. DEL PIANO, ap. cit., p. 193). Così il Governatore di Roma si era presentato al Fesco, nel 1830, per ottenere l'allon­tanamento da Roma di Luigi Napoleone. Il mezzo usato in tale occasione non costi­tuiva quindi una singolarità.