Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <494>
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Luigi Signorotti
della colpabilità dell'accusato, di tali risultanze processuali, ma il fatto resta per dimostrare quanto l'Arma avesse errato nel portare ad esecuzione l'ordine ricevuto.
E allegata altresì agli atti del processo una interessante deposizione del detto ex-bargello Cavazzuti, testimone a difesa di Don Pietro, nella quale egli narra che altra volta aveva arrestato quest'ultimo senza che avesse opposto resistenza, appunto perchè aveva usato modi cortesi e quali si convenivano, avendo a che fare con persone di indole violenta. *),!
La difesa del Bonaparte volle far apparire il Cagiano come un prevaricatore, per aver trasgredito agli ordini superiori e data troppo facilmente la parola d'onore.2ì
Se ciò è inesatto ed eccessivo, occorre, però, far presente che Gre­gorio XVI rimase dolentissimo del risultato della impresa, che eviden­temente si era svolta contrariamente al suo desiderio ed ai suoi ordini, tantoché credette di manifestare che per lui (era) stato il dispiacere più grande che (avesse) provato nel Suo Pontificato.3*
Dato, pertanto, il modo clamoroso nel quale si era svolto l'aweni-nimento, la personalità del protagonista nonché le ampie ed aspre cri­tiche che si sollevarono in tutta Europa nei riguardi dell'avvenimento stesso, parve opportuno ricorrere ai soliti rimedi tanto cari alla Curia Romana, che nell'occasione però sembrarono eclatanti e sproporzio­nati all'importanza della cosa.
Anzitutto occorreva gettare cattiva luce sui due Bonaparte, anche per giustificare l'accusa di essere stati autori di delitti, lanciata anche prima della uccisione del tenente Cagiano, e l'occasione non mancò.
Il 20 aprile 1836 (4 giorni soltanto avanti a quello in cui il Papa aveva dato inizio alle pratiche per l'arresto dei Bonaparte: qui le date sono tutto), Pietro ed Antonio, recandosi a caccia nella tenuta di Pe-scia Romana, in territorio di Montalto di Castro riscontratisi con il famigerato Saltamacchione già contumace per più delitti, avevano su lui esploso i loro archibugi ed era rimasto il Saltamacchione mortalmente ferito.**
i) La deposizione dà luce anche sugli avvenimenti del 1831, sicché si ritiene opportuno pubblicarla in appendice (cfr. doc VII).
2) Cfr. nota 22 apposta dal difensore avv. Ala alla copia della sentenza di condanna di Don Pietro, p. 23,
3) Tale circostanza risulta dalla lettera del cardinale Fesch alla Principessa di Canino, in data 7 marzo 1836, riprodotta a p. 447 della Civiltà Cattolica* quaderno 2087.
*) Le parole tra virgolette sono contenute in un rapporto della Delegazione Apo­stolica di Civitavecchia (Montalto era in territorio di Civitavecchia) 22 aprile 1836, n. 655, diretta a Monsignor Direttore generale di Polizia, Roma, rapporto allegato