Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
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1940
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pagina
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495
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 495
Subito dopo, nello stesso giorno, Don Pietro aveva inviato al priore di Montalto il seguente biglietto:
Essendo qui a caccia per la Pescia col Sig. Campanari ed altri di Toscanella, ci siamo imbattuti col detto Saltamacchione che diverse volte ci aveva impostato per ammazzarci. Appena ci ha veduti si è messo a fuggire verso una fratta come per prendere armi. Dopo avergli gridato diverse volte di fermarsi con timore di essere offesi noi stessi gli abbiamo esplosi due colpi dei nostri fucili da caccia ed ha ricevuto una palla nella spalla. Ho il piacere di indirizzarmi a Lei acciocché pigli quelle misure che crede, come di mandarlo ad assicurare dalla forza armata e medicato, come sembra dovere di umanità malgrado i suoi cattivi requisiti. Sono con tutta stima. Suo afF.mo Pierre Nap. Bonaparte.!)
La Forza pubblica si era recata da Gorneto a Montalto ed aveva tratto in arresto il Saltamacchione, facendolo ricoverare nell'ospedale di San Sisto in Montalto.2) Dopo di ciò l'Uditore Giudiziario di questo ultimo Comune aveva iniziato regolare procedimento penale contro il ferito per i delitti in passato compiuti, non procedendo, al contrario, verso i Bonaparte, evidentemente perchè teneva presente che era sempre in vigore la disposizione emanata nel 1824 da Leone XII con la quale erano concessi premi a chi uccidesse banditi (conf. nota 4 a pag. 473).3)
La Delegazione Apostolica di Civitavecchia aveva fatto sommaria comunicazione dell'accaduto al M. Direttore generale di Polizia con rapporto 22 aprile 1836,*) che, giunto a Roma il 29 stesso mese, non era sicuramente noto a Gregorio XVI allorché nel medesimo giorno, su determinazione verosimilmente adottata in precedenza, aveva conferito con il cardinale Rivarola sui trascorsi dei Bonaparte.
Soltanto il 25 aprile il Comando di Tenenza lo squadrone di Viterbo (tenente Cagiano) ne aveva informato il Comando di compagnia a
ai detti atti di processo contro F. Bonaparte, p. 164. Si noti il differente linguaggio dell'Autorità civitavecchiese estranea alle beghe con i Bonaparte.
A p. 530 e 740 degli stessi atti di processo sono unite due fedine criminali del Saltamacchione , Pietro De Domini cis, da Farnese, condannato, fra l'altro, alla pena di galera perpetua a titolo di ferite con pericolo di vita in persona di Felice Gavazzi (il bravo di Don Pietro). Risultava, altresì, condannato per ingiurie, furti campestri, ecc. Era latitante, com* è dimostrato dalle fedine criminali.
t) B biglietto, avente la data 20 aprile 1836, è allegato agli atti del processo suindicati, p. 730. Tale importante circostanza è omessa nella narrativa della sentenza di condanna, omissione certamente non lieve, in quanto scarica Don Pietro dall' animus di commettere un delitto contro legge (cfr. citata sentenza, p. 15).
2) Rapporto 7 maggio 1836 del Governatore di Corncto allegato ivi, p. 726.
3) Cfr. documenti allegati ivi, p. 729 e seguenti.
*) Documento citato nella nota 4 della pagina precedente.