Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <496>
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*96 Luigi Signorotti
Viterbo, drammatizzando, come al solito, il fatto (in contrasto con l'obiettivo rapporto della Delegazione, Apostolica di Gvitavecchia), ed annunciando perfino la morte del ferito Saltamacchione, che, come vedremo in appresso, non era avvenuta e non avvenne.1J
Fino a questo punto, dunque, tutto si era limitato a quanto sopra e risulta chiaro che il ferimento del Saltamacchione era rimasto del tutto estraneo alle circostanze che diedero luogo all'ordinato arrestò dei Bonaparte.
Fu soltanto il 12 maggio 1836 (nove giorni dopo l'eccidio) che, per iniziativa del funzionario istruente il processo a carico di Don Pietro, richiamati gli atti concernenti il ferimento da Montalto, *) si diede un indirizzo del tutto diverso nei confronti del ferimento stesso, e cioè, non si procedette più. a carico del famigerato Saltamacchione già contumace per più delitti, lasciato libero, ma a carico di Don Pietro, che tra l'al­tro, venne accusato anche di delitto di ferimento del Saltamacchione,
benché si sapesse che questo era stato ferito da Don Antonio.
Ma non si fermò qui l'azione del Governo di Roma, che si credette opportuno di mandare a tutti i rappresentanti della Santa Sede una circolare in cui davasi conto delle intelligenze corse tra il Papa ed il car­dinale Fesch, delle circostanze dell'arresto e dei motivi che misero la Santa Sede nella necessità di un qualche provvedimento, circostanze tra le quali primeggia il ferimento di un guardiano nominato Pietro De Dominicis, già da loro protetto, senza alcun motivo e che poco dopo morì (si noti come i connotati del famigerato Saltamacchione erano stato cambiati!).3)
Nel tempo stesso i rappresentanti delle Potenze estere presso la Santa Sede ne rapportarono ai loro Governi, ingrandendo a dismi­sura i fatti e ponendo nella peggiore luce Pietro ed Antonio Bonaparte, cercando così di distruggere, con l'arte di Don Basilio, almeno due dei discendenti del tanto temuto Napoleone il Grande. Vengono pub­blicati in appendice i rapporti dell'Ambasciata austriaca (che rappre­sentava a Roma anche il Governo Toscano) e delle Legazioni di S. M. Sarda e di S. M. il Re delle Due Sicilie, rinvenuti, rispettivamente, presso
J) Rupporio allegato agli atti di processo suindicati, p. '337.
2) Cfr. rapporto 13 inaggio 1836, n. 326 del Governatore di Cornato al funzio­nario istruente dott. Clavari.
3) La circolare è riportata a p. 449 e 450 della Civiltà Cattolica, quaderno 2087. Ne riportiamo il testo in appendice per comodità dei lettori (doc. n. V). E da notare che i cenni sulla condotta religiosa dei Bonaparte contrastano con le testimonianze delle autorità religiose locali.