Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <497>
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Pietro Napoleone Banaparte e Gregorio XI'I 497
gli Archivi di Stato di Firenze, Torino e Napoli. *> I Bonaparte sono fatti apparire peggiori degli stessi briganti che infestavano lo Stato Pontifìcio ed il famigerato Saltamacchione, un eroe, un povero contadino (!) <c ucciso (!) a colpi di fucile. *>
Non basta, il periodico ufficioso la Voce della Verità di Roma del 17 maggio 1836, n. 747, dà notizia degli avvenimenti di Canino, rapportando che fortissimi indizi di omicidio commesso, nella persona di una guar­dia campestre (sic), da Don Pietro e Don Antonio, figli di Luciano Bona­parte (e già rei e qui e altrove [?] di più delitti ed infrazioni alle leggi) aveva determinato il Governo Pontificio ad ordinarne l'arresto pel giorno 3. H sottotenente Cagiano De Azevedo, fratello di M. Delegato apostolico di Perugia... (e qui narra il fatto).
L'arte perniciosa della stampa a catena, seppure con metodi diversi, era anche allora il mezzo usato per mantenere l'opinione pubblica lontana dalla verità.
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Il Governatore di Toscauella, funzionario al quale spettava per competenza territoriale di eseguire l'istruttoria, si recò a Canino ed iniziò i relativi atti. B)
Ma, subito dopo, da Roma si inviava sulla faccia del luogo lo stesso giudice processante della Direzione generale di Polizia, signor Clavari, ed il notaro in soprannumero del Tribunale del Governo, signor Arduini, ciò che vuol dire che l'istruttoria veniva assunta direttamente dalla stessa Direzione generale di Polizia, esonerandone il giudice territoriale.4)
l) Cfir. docc. II, III e IV. Il Donati nell'opuscolo citato, p. 8, accenna al rapporto inviato dal barone De Bunsen, rappresentante del Re di Prussia presso la Santa Sede, rapporto redatto su per giù negli stessi termini di quelli qui pubblicati.
Altro rapporto, dovuto al Solaro della Margherita, alla Legazione Sarda in Isvizzera venne pubblicato da Alessandro Luzio (La Massonerìa ed il Risorgimento Italiano, voL I, p. 313).
ì) Che il Saltamacchione fosse ucciso è altro travisamento dei fatti, per gettare cattiva luce sui Bonaparte. Egli fu ferito gravemente, ma non morì a seguito della ferita. Ciò risulta dalla stessa sentenza di condanna di Don Pietro, a p. 15, ove è precisamente dettotela gravezza della ferita lasciò per molto tempo il Dominicis nel pericolo di morte, dizione questa non equivoca e che prova che al 16 settem­bre 1836, e cioè a Bei mesi dal ferimento, il Dominicis vivesse e avesse già superato ogni pericolo. I fatti come sopra travisati hanno indotto in errore anche lo scrittore della Civiltà Cattolica che asserisce la morte del ferito (p. 452, quaderno 2087).
3) Atti del suindicato processo pp. 133 e segg.
*) D giorno 7 maggio il doli.. Clavari partì da Roma, giungendo il 9 a Canino dopo aver conferito con il Delegato apostolico a Viterbo