Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
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1940
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501
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 501
tribunale speciale per giudicare ìl colpevole, sottraendo il processo al giudice territoriale. *>
Con maggior senso di realtà il Legato di S. M. Sarda presso la Santa Sede comunicava al proprio Governo che il motivo di tale determinazione Sovrana è stato onde meglio assicurare il corso della giustizia imparziale da ogni influenza che per avventura potesse risultare dalla potente famiglia del reo.2)
Si vedrà in appresso come seguì il giudizio e quale fu il contenuto della sentenza di condanna*
A questo punto, sembra opportuno di esaminare altra questione connessa alla detenzione di Don Pietro prima della ricordata sentenza., A p. 453 della Civiltà Cattolica (quaderno 2087), è detto che la Principessa di Canino dimostrò di apprezzare sinceramente i particolari riguardi che non cessò mai di usarle la Santa Sede ; più sotto, poi, (cfr. n. 1 alla p. 454 della Civiltà Cattolica) è detto che essa ringraziava Sua Santità allorché le avevano comunicato (il 13 settembre 1836) che, pur propensissimo ad obbligarla, non poteva permettere di rivedere il figlio detenuto nel Forte S. Angelo non potendo derogare dalle vie ordinarie della legge, e cioè, mentre durava il processo.
Lo scrivente ha rinvenuto, in un fondo esistente nella Biblioteca Comunale di Viterbo, alcune lettere scambiate in quel frangente, sullo argomento in questione, tra la principessa di Canino e il signor Filippo Saveri di Viterbo, il quale era legato con vincoli di amicizia alla prima. 3)
i) Documento allegato a p. 843 dei suindicati atti di processo. Il Regolamento 3ulla procedura criminale era stato emanato per la prima volta il S novembre 1831 a seguito del noto memorandum delle Potenze, non esistendo esso per lo innanzi. Affidava ai tribunali dei capoluoghi la cognizione anche delle cause penali. Però per i delitti di lesa maestà o per gli attentati alla pubblica sicurezza il giudizio era riservato alla Sagra Consulta, con procedimento in via sommarissima, a mezzo di giudici all'uopo delegati, ciò che si disse che lasciava adito a persecuzioni e vendette. Il Codice sui delitti era stato promulgato con editto 20 settembre 1832 (cfr. G. SIGNORELLJ, op. cit., p. 437, n. 82). In ogni modo si sa che la libertà e la vita dei cittadini dipendeva, il più delle volte, dall'opinione del relatore [del 'processo (ivi, p. 416, n. 57). Nel processo in esame fu relatore l'avvocato Pietro Benvenuti, luogotenente .del Tribunale di Governo, del quale sono ben noti i sentimenti ultra-reazionari. Basti dire che nel 1848 il Benvenuti fu ritenuto complice di una congiura, che sarebbe stata ordita contro Pio IX, da parte di ammiratori del defunto pontefice Gregorio XVI, a causa del nuovo indirizzo dato al governo della cosa pubblica. U Benvenuti fuggì da Roma per sfuggire alle ricerche che si facevano di lui o passando da Viterbo fu riconosciuto e consegnato alla Forza pubblica (G. SIGNOBELU, op. cit. pp. 473 e 523, n. 62).
a) Rapporto 1 ottobre 1836 conservato nell'Archivio di Stato di Torino. Lettere Ministri, Roma, mazzo n. 336, cfr. anche II rapporto del LiHzow, documento in appendice n. Ili, circa l'influenza che la famiglia Bonaparte tentava di avere nella questione.
3} Biblioteca Comunale di Viterbo, Miscellanea n. 22,, Sala II e III, 26.