Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <502>
immagine non disponibile

502 Luigi Signorotti
Dalla lettura di tati scritti, che vengono pubblicati in appendice (cfr. documenti daln. IXal n. XVI e n. XXVIII), si rivela che, alla fine di ottobre 1836, quando 1' istruttoria era stata da tempo chiusa ed era stata anche emanata la sentenza di condanna (26 settembre 1836), alla Principessa di Canino non era stato dato ancora di rivedere il figlio, che viceversa si era permesso di far visitare alla Principessa Gabrielli; che la stessa Principessa giudicava che il ricuso (del Papa) sorte dalle regole ordinarie della giustizia e della umanità, e più oltre che questo ricuso è affatto contrario alla giustizia umana ed alla carità evangelica ed anche sono castigata ed umiliata di quel rifiuto inusitato verso qualunque madre di criminali colpevoli all'ultimo grado.
Dalle lettere stésse risulta altresì che il Papa dopo la sentenza di condanna avesse esternato il desiderio di interpellare il Sig. Padre (Luciano) a Londra al soggetto del suo figlio. E la Principessa com­menta: mi pare singolarissima questa novità ; che sarebbe il padre a
decidere prò o contro una sentenza legale ?.
Il che, però, da'a sospettare che la concessione della grazia fatta in seguito a Don Pietro abbia potuto formare oggetto di pattuizioni con Luciano, ciò che dimostrerebbe lo sfondo politico della questione.
Chiusa tale parentesi, si dirà che il dibattito dinanzi alla Com­missione Speciale fu brevissimo; che, interrogati alcuni testimoni di accusa e di difesa, essa emanò la sentenza in data 26 settembre 1836, in forza della quale Don Pietro fu condannato alla pena dell'ultimo supplizio ed all'ammenda dei danni, come reo di omicidio commesso con animo deliberato in atto di odio di ufficio aggiungendovi 5 anni <c di opera pubblica per la resistenza alla forza pubblica, 10 anni di galera pel ferimento del maresciallo Rin aldini ed anni 3 di opera pubblica per il ferimento del carabiniere Montanari. 1]
La condanna appare veramente dura. Dallo studio degli atti di processo sembra molto arduo che V animo deliberante fosse potuto provarsi. L'argomento che i Principi nel giorno 3 maggio andassero all'uopo armati non regge, una volta che, da tutti indistintamente i rapporti dell'Arma sopra pubblicati, antecedenti al delitto, e dalla motivazione della stessa sentenza di condanna, 2' appare chiaramente e senza equivoci che i due fratelli andavano sempre armati pubbli­camente come nel giorno del delitto stesso, senza che si fosse mai pensato
*) Cfr, sentenza succitata.
2) Cfr. p. 13 stessa; cfr. anche cloc. VII e Vili pubblicati in appendice dai (piali ben risulta che tanto nel 1831 che nel 1835 i Bonaparte andavano armati con Indie, pistole e pugnale.