Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
<
1940
>
pagina
<
503
>
Pietro Napoleone Bonaparte a Gregorio XVI 503
di disarmarli, o di invitarli almeno a deporre le armi; neppure quando Roma nel gennaio del 1835 li aveva fatti diffidare, unico invito essendo stato quello di abbandonare alla loro sorte i.Gavazzi. E dai succitati rapporti risulta che molti altri abitanti di Canino andavano in quei tempi armati nella medesima foggia dei Bonaparte e la stessa cosa risulta dai rapporti politici settimanali, dai quali anzi può rilevarsi die il deprecato costume si seguiva anche in altri comuni della provincia Si Viterbo.1*
Del resto erano tempi calamitosi quelli, in quanto il brigantaggio, come .si è dianzi dimostrato, infieriva nella provincia viterbese; sicché occorreva andare armati per difesa personale, tantopiù che la forza pubblica era insufficiente e mal si prestava a difendere i privati cittadini. 2) Nei riguardi dei due fratelli Bonaparte occorre aggiungere che essi erano dediti alla caccia3) e che abitavano un territorio nel quale la caccia grossa (cinghiali, lupi, ecc.) era in allora abbondante,*)
*) Dal rapporto 7 maggio 1836 del Governatore di Toscanella (allegato a pag. 369, atti processo) risulta che omasi tutti i Caninesi andavano armati come 'Bonaparte e che mai si era provveduto a disarmarli. H birro Cavazzuti nella sua deposizione (cor. documento pubblicato in appendice n. VII) riferiva che Don Pietro nel 1831 portava le stesse armi del giorno del delitto,
.Cfr. anche rapporto settimanale n. 9,1 luglio 1835, citato alla nota 1 a p. 473 della Delegazione Apostolica di Viterbo, dove si segnala che tal Rossi Giov. Battista andava armato in tal guisa a Viterbo, da pia tempo ed indisturbato. Anche a Caprarola si andava armati. Nessuna licenza dì porto d'armi era stata mai rilasciata ai Bonaparte (cfr. documento allegato atti processo, p. 529).
2) Cfr. i rapporti, settimanali politici della Delegazione Apostolica di Viterbo citati alla precedente nota 1 a p. 473 dai quali appare che anche negli anni 18351836 le Grassazioni erano frequentissime. Le crassazioni avvenivano il più delle volte fuori del territorio di Canino e propriamente sugli stradali da Toscanella a Viterbo, da Toscanella a Montai to, da Bolsena a Montefiascone e da qui a Viterbo, ma soltanto perchè i paesi dell'exDucato di Castro non erano percorsi da grandi strade di comunicazione e quindi non avevano viaggiatori. Il territorio dell'exDucato, coperto di selve, era, invece, il rifugio normale dei briganti. Si aggiunge che la famiglia di Luciano Bonaparte aveva in fatto di brigantaggio dovuto subire dure esperienze. Invero, Luciano aveva lasciato Canino in seguito alle gesta di Gasparoue, figlio di un suo e vergerò e nativo di quella terra; nello stesso modo che era stato costretto ad abbandonare la villa della Rufunella presso Frascati perchè insidiato dalla banda De Cesare (G. SIGN*0RELM, op. clt., p. 330 e PIETRO BONAPARTE, op. ciu, p. 76. Per la vita di Gasparone cfr. 1* Illustrazione Italiana, 1886, voi. I, pp. 315318). Diego Angeli nell'opera citata, p. XI, p. 159 dice i boschi del Viterbese, ricchissimi ili selvaggina e di briganti.
3) Don Pietro si appellò sempre cacciatore e la caccia fu il principale scopo della sua vita.
*) Che il territorio di Canino fosse infestato di lupi, non solo risulta da un documento già da noi esaminato (cfr. precedente nota 1 a p. 481), ma ne fa bensì testi?-moni an za il Galli (op. di., p. 15). Il Consiglio comunale nel 1804 aveva istituito premi a chi uccidesse i lupi, che facevano grandi stragi nel bestiame.