Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <504>
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504 Luigi Signorelli
e le armi che essi portavano consuetudinariamente in dosso erano quelle che si addicono ai cacciatori di cinghiale. E molto interessante a tale riguardo l'intervento nel processo contro Don Pietro dei Profes­sori e Direttori di Caccia Romani, che vollero far persuasi i giudici, senza riuscirvi, che la foggia dell'armamento per partecipare alla così detta cacciarella, la quale non era stata inventata dai Bonaparte ma preesisteva da secoli, fosse del tutto simile a quella usata dai Bonaparte medesimi anche nel momento del delitto. 1J
Si aggiunga che i Bonaparte, fatti già segno a minacele ed a tenta' tivi di aggressione,2) dovevano recarsi quasi (giornalmente dal castello principesco di Canino a quello di Musignano, ove abitava la loro madre, e [per far ciò erano obbligati ad attraversare una selva, anche essa frequentata da contumaci; 3> che, infine, tra 'questi vi era il Saltamac-chione Dominici, il quale, si noti bene, era stato dipendente degli stessi
1) La cacciarella è usanza molto antica, anteriore ai tempi di coi si tratta, come risulta dai più rinomati trattatisti sulla caccia. Che, poi, alla cacciarella ei andasse armati in tale guisa risulta da diversi scritti (S. RICCADONNA, H Cacciatore italiano, a. 1929, p. 576; coltellaccio e fucile ; L. UGOLINI, in Venatoria, a. VI, n. 47, 26 novembre 1936: pugnale, fucile e rivoltella; pugnale a lama fissa molto aceuvainata e tagliente munito di fodero (simile a quello eoa il quale fu ucciso il Cagiano) se occorre anche coltello da smacchiare ', I. UGOLINI, in Diana, VI, 37, 15 gennaio 1937, p. 9: sì pone fine alla mischia con un colpo di pugnale; E. BARISONI, Gazzetta del Popolo, 4 gennaio 1938: Caccia in Maremma, coltello da accorare l'ani male allorché stenta a morire ; cfr. anche Conte PIERINO DELLA PORTA, Caccia sparita; marchese EUGENIO NICOLINI, Opera sulla caccia. Ringrazio il prof. Bonelli dell'Archivio di Stato di Milano per le notizie cortesemente comunicatemi.
Nel novembre 1835 si era recato nel Caninese (ad Ischia) per suo diporto, amando di divertirsi nel suo tenimento colà alla così detta cacciarella in quelle foreste, il conte Ludolf, Ministro plenipotenziario di S. M. il Re delle Due Sicilie presso la Santa Sede (dal rapporto politico settimanale della Delegazione apostolica di Viterbo, n. 47, addi 2228 novembre 1835. Archivio Stato di Roma, fondo citato).
Agli atti di processo, oltre la citata dichiarazione dei Professori e Direttori di Caccia Romani, sono allegate anche le dichiarazioni giurate del Capoccia della Squadra di Canino, dell'arciprete di Canino Don Giovanni Spaccari e della Comunità di Canino, tutte attestanti che le armi che indossavano i Bonaparte erauo quelle usate per la cacciarella.
2) Ai succitati atti di processo (pp. 823 e 826) è allegatala denuncia originale di Don Antonio all'Uditore giudiziario di Canino addì 24 settembre 1834 circa ripetuti tentativi di aggressione, in quel giorno e in altri precedenti, sullo stradale di Vitcrbo-ToBcanclla a proprio danno o in quello di propri dipendenti.
3) Cfr. tra gli altri il rapporto settimanale politico della Delegazione Apostolica di Viterbo, n. 20, addi 1723 maggio 1835: alcuni malviventi riuniti si fanno vedere nella pubblica via... tra Montiti tu e Musignano, ecc. ; idem, n. 22,31 maggio e 6 giu­gno 1835 nel quale si denuncia che e 11 facinorosi armati hi conventicola si aggirano in territorio di Farnese; non contènti di attentare alla vita dei cittadini, devastano le campagne e i prodotti del suolo; idem, n. 23, addì 1723 giugno 1835: banda sul confine Toscano .