Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
<
1940
>
pagina
<
506
>
506 Luigi Signoróni
Gregorio XVI il 10 gennaio [1837 commutò la pena in 15 anni di reclusione in una fortezza, e, più oltre, il 14 febbraio 1837, anche quest'ultima condanna era tramutata in esilio perpetuo, con la declaratoria che se mai ritornasse, rivivrà contro di lui la sentenza di morte, non ostante la grazia di commutazione ora accordata dal Sovrano. Anche quest'ultimo provvedimento deve considerarsi di natura assolutamente eccezionale, in quanto, come bene osservava lo stesso Legato di S. M. Sarda, la pena avrebbe dovuto essere commutata in un doppio spazio di tempo d'esilio, siccome ottennero molti rei politici.
Occorre altresì notare che il Governo pontifìcio rinunziò alla cattura dell'altro fratello Don Antonio, sfuggito all'arresto, con la fuga, il 3 maggio 1836, consentendo che egli espatriasse per gli Stati Uniti, pur sotto la forma di esilio perpetuo, anche se avesse dovuto rispondere del grave ferimento del Saltamacchione a lui personalmente dovuto2) e per cui tutto fa posto a tacere.
La stridente contraddizione venne rilevata anche dall'Ambasciatore d'Austria presso la Santa Sede, conte di Lutzow, che la imputava alla oscitanza in cui si trova in quest'emergente il Governo pontifìcio'. Ed il Lutzow seguita narrando che la partenza di Don Antonio si era resa possibile procurandogli per mezzo dei suoi (del Governo pontificio) aderenti un passaporto per gli Stati. Uniti d'America, transitando per l'Inghilterra, che gli ha rilasciato in data degli 8 corr., ed il cavalier Pandolfini nella sua qualità di Console di Toscana colla mìa intelligenza nello stesso giorno lo ha regolarmente vidimato per Livorno via di mare, ma con la solita avvedutezza, ha però espresso nel visto non essere buono che per il passaggio per Livorno. 3>
Con ciò l'intromissione dell'Austria nella questione non può del tutto negarsi, seppure diretta al consueto fine di apparire piuttosto mitigatrice che istigatrice. Ed occorre aggiungere che vi fu chi volle
1) Rapporto 17 gennaio 1837. Archivio di Stato di Torino. Lettere Ministri., Soma, mazzo n. 337..
2) Gfr. rapporto 7 maggio 1836 del Governatore di Cometa per i Sigg. Ministri processanti del Governo di Toscanella, allegato agli atti di processo contro Don Pietro, p. 736 i detti Bonaparte gli spararono due arcbibngiate, una delle quali da Don Pietro, senza essere colpito, e l'altra da Don Antonio che lo colpì .
3) Cfr. documenti pubblicati in appendice al n. Ili e VI; Don Antonio, sotto il falso nome di Francesco Mauri, compreso nell'amnistia concessa da Pio IX, si restituì in Canino dopo qualche anno (1860) ed in appresso si recò in Francia ove ricoperse la carica di deputato. Avvenuta nel 1870 l'annessione all'Italia del Lazio, egli fu eletto consigliere comunale a Canino, riuscendo primo della lista liberale. Il primo figlio del defunto cognato, conte Vincenzo Valentinj, fu il primo sindaco italiano di quel comune (cfr. GALLI, op, cit.).