Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
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1940
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pagina
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507
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Pietro Napoleóne Bonaparte e Gregorio XVI 507
rappresentare un intervento austriaco anche in favore di Don Pietro, durante l'istruttoria del processo, per sottrarlo all'infamia della condanna.1)
Anche a Don. Antonio non fu permesso di rivedere suo padre, che si trovava a Londra, avendo dovuto raggiungere gli Stati Uniti, nel più. breve tempo possibile, senza alcuna fermata. 2)
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Ma anche sotto altro aspetto la condotta del Governo pontificio nei confronti dei principi Bonaparte appare inspirata da preoccupazioni politiche.
Qui occorre intendersi: non può dirsi, certo, che Don Pietro e Don Antonio fossero, almeno in quel periodo di tempo, direttamente sospettati di aver intrapreso o di voler intraprendere intrighi politici contro il Governo pontificio o [contro altri Governi della Penisola. A tal uopo è da rilevare che Don Pietro nel suo primo interrogatorio
*) Il Legato di S. M. Sorda presso la Santa Sede, con rapporto 19 novembre 1836, riferiva al proprio Sovrano:altri giornali, nei riferire la sentenza cui fu sottoposto il figlio di L. Bonaparte, asseriscono che l'Ambasciatore austriaco aveva interposto caldissimi uffic5 in di luì favore, mentre in ciò nulla trovasi dì vero, come io avevo ogni fondamento di credere e come lo intesi asserire dal medesimo Ambasciatore . Archivio di Stato di Torino, Lettere Ministri, Roma, mazzo n. 337.
La notizia dell' intervento austriaco a favore di Don Pietro appare alquanto azzardata. Se nel 1831 può ammettersi con qualche riserva che l'Austria avesse nascostamente amoreggiato con i napoleonidi (compresi tra i carbonari ed i liberali) per cercare di attirare a sé le popolazioni delle Delegazioni e distaccarle dallo Stato Pontificio (tra l'altro il Rangone nelle sue note Cronache NATATI, LO Staio Pontificio e l'intervento austrofrancese del 1832 prospetta che l'Austria con i suoi misteriosi maneggi destinava a Re di Roma il Principe e Duca di Reichstadt e che Luciano sarebbe stato il suo direttore onde condurlo per mano a sostenere le redini del novello Governo sotto la protezione immediata dell'Austria), sembra doversi escludere che nel 1836 nutrisse verso i napoleonidi favorevoli sentimenti, quando si sa che, posteriormente al 1831, questi ultimi roteavano intorno ai maneggi del Mazzini e della Giovane Italia e se ne facevano qualche volta propagandisti. Quindi appare più verosimile che nel 1836 l'Austria considerasse giù come avversari i napoleonidi e non si prestasse ad aiutarli. Tale tesi appare confortata dagli importanti documenti pubblicati da Alessandro Lazio in La Massoneria ed il Risorgimento Italiano, appartenenti all'Archivio di Stato di Torino (Dispacci del conte Vignet, Legato sardo in Isvizzera). Da uno di tali documenti (lettera 11 luglio 1834 a firma Caramelli, ivi, pp. 260262) si rileva perfino che Luigi Napoleone progettava uno sbarco a Genova o a Fiumicino, ed a mano annata, per impadronirsi di Roma, arrestando il Papa ed i Cardinali ed impadronendosi dell'Italia, da unificare in un sol Regno sotto il suo scettro.
2) Cfr. lettera 12 maggio 1836, n. 73, del Governo Toscano al Liìtzow (Archivio di Firenze, Esteri, busta 2439), Cfr. lettera 29 ottobre 1836 della Principessa di Canino ali'a w. Saveri, pubblicata in appendice, do e. n. XIU.