Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
<
1940
>
pagina
<
509
>
Pietro Napoleóne Bonaparte e Gregorio XVI 509
-<? Tuttociò ci fa comprendere che le cancellerie italiane erano sempre più sotto il timore dì un colpo di mano da parte dei Bonaparte, mostrassero o non mostrassero di prender partito con i patriotti italiani, e cercavano in tutti i modi di disperderli e i copiosi documenti pubblicati in appendice dimostrano che anche le attività spiegate da Don Pietro sollevavano ovunque vive apprensioni e servono a provare ad usura lo sfondo politico della questione.
Altro motivo dell'arresto e poi della condanna potrebbe essere quello di influire in tal modo sul padre Luciano per farlo desistere dalla intensa attività che in quel momento spiegava per provocare la rivolta in Francia ed in Italia, e le anzicennate lettere della Principessa di Canino, conservate nella Biblioteca di Viterbo, pubblicate in appendice (documenti dal n. IX al n. XVI e n. XXXVH) potrebbero confermare tale ipotesi, ed altresì 1*altra che, con l'impedire alla madre di rivedere il figlio detenuto nel Forte S. Angelo, si sia voluto costringere la Principessa stessa ad intervenire presso il marito a che desistesse da tale attività.
Diego Angeli, poi, nell'opera citata (p. 165) adombra altra ipotesi, fondata su una pagina delle memorie inedite della Principessa Giulia conservate nel Museo Napoleonico di Roma, e cioè, che motivo dell'arresto sarebbe stato un duello tra Don Livio Odescalchi e Don Pietro a causa di una signora francese, certa Besson, e nel quale duello Don Livio, che era responsabile dello scandalo, sarebbe stato ferito. I poteri costituiti si sarebbero commossi ed avrebbero promosso l'arresto dei Bonaparte.
Del resto altra riprova favorevole alla prospettata ipotesi è facile scorgere nei fatti che susseguirono nel Caninese dopo il maggio 1836.
Tutta l'azione dell'Arma dei carabinieri pontifici, come risulta dai rapporti sutrascritti, era apparentemente rivolta a dimostrare che la presenza in Canino dei due fratelli Bonaparte non permettesse di epurare l'ambiente, sia nei riguardi della sicurezza delle campagne sia nei riguardi della morale.
Lo scrivente ha esaminato, com' è stato dianzi detto, i documenti di archivio che riguardano le condizioni della sicurezza e dell'ordine pubblico nella Provincia viterbese negli anni posteriori al 1836 (cfr. nota 1 p. 73). Nessun accenno al disarmo o ad arresto dei seguaci ed amici dei Bonaparte, che seguitarono a vivere nei loro usi ed abusi.
Tanto meno furono epurate le campagne dagli elementi della mala vita; se l'anno 1835 era stato cruciale per il verificarsi di numerose