Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <510>
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510 Luigi Signorelli
e gravi crassazioni, nell'anno 1836 il malanno parve attenuarsi, ma sulla fine del 1837 riprese con furore; è che il brigantaggio era favorito, non già dalla protezione di pochi signorotti prepotenti ed egoisti, ma dalle pessime condizioni economiche in cui soggiaceva lo Stato Pontificio, per cui, come ben notava il Delegato Apostolico, 1 brigantaggio si aumenta in questa Provincia all'approssimarsi della stagione invernale, specialmente nella classe degli agricoltori che non trovano da occuparsi .*)
Le mal diffamate autorità locali seguitarono, non ostante i fieri rapporti dell'Arma di cui si è data cognizione, a governare indisturbate; cosi l'aw. Garancini non fu rimosso da governatore di Tosca nella; i parroci arciprete Don G. B. Spaccati e Don Michele Scaglioni non furono rimossi dal loro ministero; in quanto al deplorato Antonio Scaglione, che figura dimesso dalla carica di priore il 17 dicem­bre 1835, il 9 gennaio 1838 veniva altra volta restituito alle medesime funzioni.2)
*) CCr. rapporti politici settimanali succitati della Delegazione Apostolica di Viterbo n. 47 delli 22-28 novembre 1834 e 1-8 maggio 1837 e 11-18 giugno 1837 e 916 luglio 1837. U cattivo andare delle stagioni influiva in modo diretto sull'attività brigantesca, giacché le carestie erano allora facili a prodursi e frequenti, specie mei riguardi dei cereali, quasi unico genere di aumentazione nel Viterbese. Invero, secondo rordìnamento doganale di quei tempi, le merci non potevano uscire, se non con speciale autorizzazione, dalla provincia nella quale venivano prodotte. Nel 1824 annata di grande abbondanza nella provincia di Viterbo il grano si vendette a scudi 3,90 al nibbio (ebrea due quintali); nel 1830 era a scudi 10; nel 1835 a scudi 13; nel 1836, a seguito di una buona raccolta, i prezzi migliorarono; ma nel 1837 il grano sali nuovamente a scudi 9; la media del decennio 18321841 fu di scudi 7 (relazione 1830 e statistica 1841, Comune di Viterbo). Nel 1834 una terribile, prolungata epizoozia decimò il bestiame nella provincia di Viterbo.
Il brigantaggio nella Maremma viterbesetoscana durò ad esisterà ancora per lungo tempo, anche raggiunta l'unità italiana. Le bande, man mano susseguentisi, trovavano sicuro asilo nelle aspre foreste del Lamone. Anche nel 1877cifuin territorio di Canino un grave scontro tra Forza pubblica e briganti (cfr. GALLI, op. et/.). Non valsero i provvedimenti più severi a sradicare la mala pianta.
Il prefetto Gravina fece fare vaste retate di presunti manutengoli, arrestando perfino tatti i latifondisti del luogo accusati di dar da vivere ai briganti, ma che in verità erano costretti a subire le imposizioni dei facinorosi perchè non sufficientemente protetti. Solo nell'ottobre 1896, con l'uccisione del capobanda Tiburzi e la dispersione dei BUOI* seguaci, il mole fu estirpato, e ciò si rese anche possibile perchè ormai erano tramontate le generazioni che erano cresciute nello speciale clima politico sociale che aveva favorito il diffonderai ed il permanere del brigantaggio, ed erano sorte le novelle generazioni educate ad ideali più puri.
2) Dati raccolti sul luogo e cortesemente comunicati dall'egregio signor Giov. Battuta Marini, funzionario del Comune di Canino, che li ha desunti dulia consul­tazione dei registri esistenti nelle parrocchie e nell'Ufficio municipale di Canino. Ringrazio anche il sig. Marini per tutte le oltre notizie datemi.