Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno
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1940
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511
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Pietro Napoleone Bonaparte e Gregorio XVI 511
Insomma, estromessi i fratelli Bonaparte dal territorio di Canino, tutto seguitò ad andare, come prima e peggio di prima, seguendo le cose il loro fatale andare. E si che nel frattempo a capo deUa Delegazione apostolica di Viterbo era stato preposto Giacomo Antonelli, il futuro Cardinale Segretario di Stato, che certamente non mancava di iniziativa e di energia e delle quali in più occasioni diede sicura prova. *)
Ma un fatto avvenuto nel luglio del 1837 (appena un anno dopo dei fatti narrati) viene a 'gettare maggiore luce su quanto sopra si asserisce. H 9 di quel mese veniva segnalato aggirarsi nel territorio di Cellere e vicinanze di Canino 12 malviventi; affrontati dai carabinieri e da alcuni possidenti del luogo che coadiuvarono questi ultimi, si venne a conflitto con gli assassini; fu loro intimato l'arresto, ma l'intimo fu contraccambiato dal fuoco; contrappose allora la Forza altrettante archibugiate; uno degli assassini cadde in potere della Forza tutto ferito e si liberarono gli altri con precipitosa fuga; un carabiniere fu ferito nella colluttazione con l'assassino, di cui si ebbe il fermo e venne riconosciuto per Cesare Romitelli detto Saltamacchione2) Non è il Saltamacchione ucciso da Dòn Pietro, ma il figliastro di quegli, protetto dall'Arma che lo diceva perseguitato dai Gavazzi e che fino allora era rimasto impunito; l'attentatore alla vita dei Bonaparte, colui per difendersi dal quale questi ultimi avevano asserito di essere costretti ad andare armati. Non potevasi in così breve tempo avere smentita più. solenne alle argomentazioni della sentenza di condanna di Don Pietro.3*
1) Con l'assunzione dell'Antonelli, il 28 luglio 1836, i rapporti settimanali politici della Delegazione si fanno più scheletrici, meno drammatici. Non che l'andamento delle cose pubbliche fosse migliorato; ma è risaputo che l'uomo che soprattutto ha di mira di far carriera, ha, in ogni tempo, cercato di rapportare ai suoi superiori con tinte piuttosto rosee.
2) Cfr. rapporto politico settimanale della Delegazione Apostolica di Viterbo 9-16 luglio 1837. Il Romitelli con sentenza 17 luglio 1837 del Tribunale di 1a Istanza di Viterbo fa condannato complessivamente a venticinque anni di galera per ben sei imputazioni, tra cui furto, ricatto, in conventicola, a mano armata, furto violento, ferimenti, resistenza alla Forza con offese, ecc. Vi è tuttavia differenza con la condanna a morte di Don Pietro. Il Romitelli appellò e la S. Consulta presieduta da M. A. Maria Cagiano de Azevedo, fratello dell'ucciso tenente, confermò con sentenza 14 settembre 1838 (Archivio Stato di Roma, Sagra Consulta, busta 450, pos. 1203).
3) Dalle fedine criminali dei Gavazzi allegate agli atti di processo contro Don Pietro (p. 532) risulta che i Gavazzi erano stati condannati per aver ferito Cesare Romitelli. Questi, nel 1834, aveva denunciato all'Uditore di Montalto che egli era stato sparato da Felice Gavazzi al servizio del Prìncipe di Canino, cfr. documento allegato agli alti di processo detto, p. 723. Lo stesso Romitelli si doleva anche di essere stato preso ad archibugiate dai fratelli Bonaparte (cfr. doc. ivi, p. 335).