Rassegna storica del Risorgimento

MILANO ; MOTI 1848
anno <1940>   pagina <522>
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Regina Terrazzi
LE CINQUE GIORNATE DI MILANO
ANEDDOTI DI POPOLO
Le Cinque Giornate furono, come è Doto, rivoluzione di popolo quant'altre mai ed io le sentii celebrare come la grande epopea di Milano da parenti ed amici, che ne erano stati testimoni ed attori.
Classi dirigenti, ceto aristocratico, ceto plebeo; uomini, donne, ragazzi; laici, preti, tutti vi parteciparono, e ciascuno in qualche maniera contribuì all'azione.
Effetto di lunga avversione allo straniero ? Di larga e continua propaganda in chiesa, in famiglia? Forse di tutto questo, cosi che sulle barricate vedevansi scarpine di vernice, stivali chiodati e zoccoli di legno; abiti da sera e camiciotti da lavoro.
Armi? tutto che potesse offendere e difendere: schioppi, fucili, pistole, pistolotti spade, daghe, coltelli di cucina, spiedi, scope.
Gli uomini in strada e le donne alle finestre era l'ordine gridato per i corsi, nelle vie, fra i vicoli.
Uomini e donne obbedivano: quelli a sparare sulle piazze, e queste a gettare olio ed acqua bollenti dall'alto. E ogni famiglia ancorché povera, miserabile trovava relitti. da portare alle barricate.
Il trionfo esaltò, ma presto i cittadini ne chiusero in cuore il ricordo per tutto il decenne servaggio che segui.
* * *
Le Cinque Giornate restarono indelebili nell'animo dei milanesi, i quali ancor oggi giudicano un Quarantotto ogni caso straordinario, ogni trambusto di vasta moie, ogni radunata in disordine, ogni confusione di gente. Però le azioni quarantottesche han d'avere esito almeno favorevole, se non vittorioso.
Il quarantotto è allegrezza, è orgoglio, è tripudio popolare; è storia vera, è leggenda gloriosa; è*tradizione di forza, di amore patrio, di fierezza cittadina.
A' miei tempi vecchi e giovani s'infiammavano al racconto del Quarantotto ; pure gli analfabeti avevano particolari da aggiungere alla prima, alla seconda, all'ultima giornata; informazioni sul Governo Provvisorio o sul ritorno dei tedeschi .
Il popolo non era austriacante: gli austriacanti se mai erano ricchi che temevano la dispersione dei loro averi in un cambiamento di governo; aristocratici che da Vienna avevano cariche e onori, e per ottenerli studiavano il tedesco.
II popolo non poteva intendersela con gli oppressori che non li capiva, fossero germanici* croati o slavi. E se non li odiava non li aveva amici e ne temeva.
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Il nome austriaco mai era sulle sue labbro, forse per la prima sillaba che ne rendeva difficile la pronuncia o per la lingua usata dal dominatore: noi eravamo italiani perchè la nostra lingua era italiana; i francesi erano tali perchè parlavano francese; i toder, cioè gli austriaci, erano tedeschi perchè parlavano tedesco.
E questa lingua restò per tutta la dominazione austriaca incomprensibile al popolano che ancora usa domandare: