Rassegna storica del Risorgimento

MILANO ; MOTI 1848
anno <1940>   pagina <524>
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524 Regina Terrazzi
Quando passarono sotto le sue finestre, ella e sua sorella non sapendo trattenere le sdegno, né potendo fare 0 Balilla, sputarono sulla testa degli applauditoti.
Svergognati, almeno per rispetto ai nostri morti avrebbero dovuto stare in casa e all'oscuro concludeva irata come se risentisse i passi degli aborriti soldati. Ricordando l'oppressione del Governo e la burbanza della polizia, ella continuava a odiare gli austriaci come se ancora dominassero Milano.
LA LOCANDA DEL MARINO
Rosa Maganza Castiglioni, mia maestra di lavoro, nata intorno al milleottocen-toquaranta, dimorava nel Quarantotto presso la Piazza della Scala, nella Locanda del Marino, gestita da suo padre, che ospitava gli artisti del Teatro.
La rivoluzione quarantottesca fu presa da lei e dai suoi fratelli come divertimento: lasciati senza sorveglianza all'ultimo piano, se ne andarono sull'altana a fare anch'essi i rivoluzionari. Trovate pentole e secchi di rame fuori uso, con martelli e molle li per­cuotevano a più non posso per imitare le campane a martello, mentre il fratello maggiore con certo schioppo da gioco sparava ai piccioni rifugiati sotto le tegole.
Ma sul più bello, fra il rimbombo delle cannonate austriache, il terrazzo fu invaso dai pensionanti e dai genitori, che presi i ragazzi a sculacciate, a scapaccioni li rinchiusero separati nelle camere vuote per impedire che combinassero qualche altra manifestazione rumorosa.
Col loro fracasso avevano attirato sull'albergo l'attenzione della polizia, e le fucilate dei soldati.
* *
In quei cinque giorni suo padre aveva avuto gran da fare a mandare avanti la cucina, che i viveri al mercato subito si erano fatti scarsi e presto sparirono.
L'accorto locandiere, saputo di quanto stava per succedere, aveva ordinato infornate di pane, e l'aveva nascosto un po' dappertutto, perfino nelle stanze dei figlioli. Per questa sua previdenza famiglia, personale e avventori mangiarono tutti i giorni. Ma naturalmente non poterono avere il trattamento ordinario. Un ballerino scese al banco a protestare perchè gli avevano servito pane stantio.
Lo metta nell'acqua a rammollire consigliò la signora Castiglioni domani se non è finita non ne avrà né fresco né vecchio.
Ad una cantante che si lamentava del freddo, e voleva combustibile per la stufa rispondeva invece il marito:
Legna più a nessuno; domani non ce ne sarà nemmeno per la cucina.
Ma io ho freddo e perdo la voce, ribatteva l'artista.
Vada a letto e ci stia finché ve la lasciano ribatteva Castiglioni che la vedeva brutta, e già aveva provveduto a riempire le tasche sue, quelle della moglie e dei figlioli più grandi di pacchetti di monete.
Se danno fuoco bisogna scappare egli mormorava.
Tutto questo anziché spaventare la piccola Rosa, la faceva giubilare e aspettare trepidante il momento di fuggire. Suo fratello maggiore, ancora più contento, saltellava da una stanza all'altra gridando?
Non andiamo più a scuola! non andiamo più a scuola! 1 sciór Guanella el piccarà su ! so de dite e si guardava le mani e le accarezzava felice di salvarle dalle