Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno
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1940
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527
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Ancora sul processo Rossi: li Principe di Canino 527
Le indagini per l'uccisione di Pellegrino Bossi, furono iniziate, come si sa, il 15 novembre del 1848, a poche ore di distanza dal delitto, si protrassero per qualche giorno, senza troppa energia, per cessare poi del tutto nel tumultuoso periodo del Governo provvisorio prima e della repubblica poi.
È solo dopo il 2 luglio 1849 che il ricostituito Govenlo Pontificio cerca ripigliare le fila di quell'inchiesta già da mesi sospesa, finché con l'invio dell'incarto iniziato sull'omicidio del conte Pellegrino Rossi al Presidente della Commissione direttrice delle procedure criminali (a w. Berlini) da parte del Min ist.ro di Grazia e Giustizia (a w. Giansanti), in data 3 settembre di quell'almo si può dire che il processo abbia avuto il suo vero inizio.
Fra le carte che finirono allora nelle mani del Berlini e che questi poi, passò all'avvocato Francesco Cecchini incaricato della prosecuzione del processo, v'era anche una lettera di mons. Massoni Nunzio Apostolico in Firenze, in data 18 luglio 1849. nella quale il prelato si era affrettato a dare al cardinale Antonelli notìzie di voci che correvano relative al Montanelli, al Galletti ed al Principe di Canino in relazione con l'uccisione del Ministro Rossi.
ce Non credo inopportuno, scriveva infatti, il Massoni, di elevare a notizia alcuni aneddoti sul premeditato assassinio del Conte Rossi, comunque per avventura io corra rischio di ripetere a Lei cose non ignote. Gli aneddoti sono i seguenti: II Principe di Canino il giorno 12 novembre nel Circolo popolare di Firenze si espresse nel seguente modo: io parto dimani per Roma e spero di arrivare in tempo per isventare le mene del conte Rossi; ma se non arrivassi in tempo, la mono che deve liberarci da questo apostata italiano è conosciuta e comprata.
Del Galletti riferisce: Il giorno 15 novembre mentre il Generale Galletti passava da Terni' ci fu chi gli domandò se la politica del Rossi poteva alterare il nuovo ordine di cose. Quegli guardando l'orologio rispose con mistero: a quest'ora il conte Rossi non può far nulla.
In quanto al Montanelli, poi, dal noto Montanelli il 16 novembre si diresse un biglietto confidenziale al Ministro di Piemonte per dargli parte che il giorno 14 il conte Rossi era stato pugnalato mentre faceva la rivista dei gendarmi al Belvedere. Ora il Rossi soggiacque sventuratamente al ferro dell'assassinio il giorno 15, vale a dire il giorno immediatamente avanti la data notizia.
Mons. Massoni conclude, poi, la sua lettera così: Per ora non sono autorizzato a nominare da chi ho ricevuto queste notizie. Sappia peraltro V. E., che la persona da cui le tengo, è pronta alla circostanza a documentarlo fino all'ultima evidenza*
Per quanto ripreso nel settembre del 1849 il processo Rossi, è solo il 17 lagno del 1851 che il Presidente del Tribunale della Sagra Consulta scrive al Nunzio Apostolico in Firenze* che era sempre il Massoni, per avere più dettagliate notizie su gli aneddoti riferiti nel luglio di due anni prima.
... Si vuole che anche il Principe di Canino nel giorno 12 novembre dicesse pubblicamente nel Circolo Popolare di Firenze, che la mano che deve liberare Roma da Rossi era già conosciuta e comperata... Prego V. S. IU.ma a voler assumere hi propòsito le più accurate indagini per conoscere se sussista quanto le ho superiormente accennato, e nel caso affermativo se e quali persone ne siano informate... Non occorre che in le accenni quanto interessi di avere al più presto possibile i richiesti schiarimenti....
SI può pensare che a spingere il prelato a ritornare su quelle lettere siano stati i risultati già raggiunti dal processo, risultati che, specie dopo le deposizioni di Gaetano