Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno <1940>   pagina <535>
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Libri, e periodici 535
ricordare quel ch'egli dice di Antonio Rosmini, di Gioacchino Ventura, del padre Curei, del Pontefice tanto amato e tanto discusso, in que* trentanni, che vanno dal 1846 al 1878 fino a monsignor Bonomelli, al Santo Giovanni Bosco, per intuire il valore del con­tributo del Vercesi. H quale si intenderà, specie come programma di studi, quando ci si convincerà della importanza del cattolicismo e del problema religioso nella nostra formazione nazionale.
Il Santini, invece, ha trattato, da par suo, la eloquenza politica, accademica e forense italiana, da quando hanno inizio i primi generosi tentativi per dare all'Italia la sua libertà. La profondità della coltura, la padronanza del tema,la chiarezza dello stile, la limpida concisione, che hanno reso noto, fra le nostre lettere, Emilio Santini, fanno di questa, come delle precedenti, una opera veramente degna del tema e ne costituiscono uno dei migliori, se non il più eccellente contributo, che sino ad ora sia stato dato alla luce. Il nostro patrimonio culturale si accresce di un libro che non è stato scritto invano.
L*A. esamina, da prima, l'eloquenza civile italiana dal 1815 al fatidico 1847. Pro­spettata la situazione politica creata in Italia dal Congresso di Vienna e delineate le immediate reazioni, il Santini, studipso appassionato del Foscolo, ci parla de* classici discorsi del grande Ugo: Della servitù dell'Italia, confermando, una volta ancora, l'importanza dell'autore de1 Sepolcri nella nostra formazione, spirituale e politica. Quindi passa ad esaminare il tempestoso periodo de' moti in Napoli ed in Piemonte del 1820 e 21, soffermandosi, per ovvie ragioni, sul primo, come quello che maggior materia gli offriva per il suo assunto. E Giuseppe Poerio, Pasquale BoreDi, Matteo Galdi, Fran­cesco Lauria, Luigi Dragonetti, Gabriele Pepe, Francesco Ricciardi, rivivono come oratori e come politici, confermando quello che è ormai opinione, basata sulla cono­scenza scientifica documentaria. E, cioè, che quel primo tentativo di libertà nel Regno delle Due Sicilie falli per la assoluta impreparazione degli uomini che lo avevano susci­tato; e che, animati dalla migliore idealità e volontà, non possedevano la perspicacia di costruttori di un nuovo ordine sociale e politico. Il Santini con mano felice, come ha saputo abilmente servirsi della Biblioteca Italiana e del Conciliatore per il periodo che va dal 1815 al 1820, cosi perii costituzionale regno napoletano ha saputo scegliere dagli Atti del Parlamento delle Due Sicilie ciò che ha potuto, non solo, essergli utile alla rico­struzione dei fatti e degli uomini, ma confermare la opinione scientifica di quel periodo di storia italiana. E ben fa a riportare le parole del Dragonetti e del Nicolai, che fecero seguito alla protesta del 21 marzo 1821 di Giuseppe Poerio, che è pagina di fede fulgidissima e di richiamo a doveri superiori di ogni italiano che senta la missione affidatagli.
Acuto è l'A. quando scevera il formale dal sostanziale, e, pur riconoscendo gli errori del Parlamento napoletano, non sente di associarsi alle parole che furono scritte su un cartello affisso alla porta della camera. Perdonate le chiacchiere. Qualcosa, di queste chiacchiere, rimase, dice l'A., i cui effetti si videro durante il decennio dal 1846 al 1860.
Le condizioni politiche impediscono l'eloquenza politica: vi subentra quella forense: e i valentuomini, ridotti al silenzio nel!'arringo parlamentare, affilano le armi nell'esercizio dell'avvocatura. Il Santini ce ne* pone in risalto i momenti migliori e alla loro schiera aggiunge Nicola Nicolini che sarà chiamato un giorno ad esercitare nella vita del Regno delle Due Sicilie in quella d'Italia una larga influenza, vuoi come maestro di diritto penale vuoi come scrittore di eloquenza, della quale lascerà due trattati seri tt i in latino ciceroniano.
Dall'esame della eloquenza meridionale l'A. passa a quella settentrionale e cen­trale. Rammenta G. Domenico Romagnosi,la cui parola, nella cattedra e nel foro, tanto contribuì a destare nella coscienza de' suoi contemporanei, specie nei giovani, la fede nella libertà della Patria sospingendoli ad attuarne, in ogni modo ed in ogni campo, il nobile assunto. E con il grande maestro dell'ateneo pavese, di cui illustra,in modo pecu­liare la classica Scienza delle Costituzioni dal punto di vista dell'arte oratoria, l'A. fa