Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno
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1940
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pagina
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536
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536 Libri e periodici
presenti i più illustri nomi dui foro milanese, specie Anton Maria Borghi, il Vimerea ti e, più noto, più eccellente degli altri, Giuseppe Marocco, facendo peculiare menzione delle sue difese criminali che videro la luce, in diligente raccolta, dall'A. stesso fatta, in Milano nel 1851. A' forensi lombardi il Nostro associa i toscani. E così noi vediamo presentarci Giuseppe Pellegrini, pensoso della decadenza della eloquenza del suo paese, e dei rimedi, per ricondurla al primiero splendore, sì come ha lasciato scritto, nella Bua Della eloquenza forense , edita nel 1838. Il Pellegrini la ritrovava nella mancanza della humanitas nei giudici che solo guardavano alla potenza giuridica del fatto e poco curavan la forma e la eloquenza delle orazioni; mentre il Lucchese Francesco Zappia, con maggior acutezza la vedeva nella condizione politica de' tempi, contrari a libertà dì pensiero e di parola. Accanto a questi valentuomini il Santini pone il fiorentino Lorenzo Collini, la cui arte ancor oggi ammiriamo nelle Orazioni civili e criminali, pubblicate in Firenze nel 1824; il pietrasantino Ranieri Lamporecchi; il Capoquadri Cesare, di Ponte d'Elsa; e il senese Pietro Capei, nome illustre nella storiografia e nella politica toscana ed italiana, oltre che nelle dottrine giuridiche, al quale ben sta a fianco il pisano Francesco Forti. Particolare attenzione l'A. consacra a Giovanni Carmignani, di cui, oltre alle classiche opere di diritto penale, rammenta la Escursione giuridica della eloquenza giudiziaria antica e moderna, edita in Pisa, nel 1843. Il maestro dell'Ateneo pisano scorge le ragioni della decadenza dell'oratoria, della quale aveva ragionato spesso con il Leopardi nel 1827, nella influenza in essa del metodo giudiziario inquito-rialesi della Curia romana. Acuto il riavvicinamento delle idee del Carmignani, sopra i caratteri delle lingue moderne, con quelle che si ritrovano nello Zibaldone del poeta di Silvia.
La nuova via, che si apre con il costituirsi e prevalere del partito liberale italiano, fa sì che l'arte oratoria possa acquistare uno spiccato carattere politico che, pur lentamente manifestandosi, esercita nel paese il più benefico influsso. Ed i Congressi Scientifici dal 1839 al 1848, così utili alla formazione di una coscienza italiana, che doveva dar vita al primo, sventurato, ma generoso, ma necessario, cozzo nostro con l'Austria, fanno sì che l'eloquenza si consacri alla finalità cui mirano, nell'intimo loro, i pensatori ed i politici del nostro paese. Il Santini ne rammenta, con stringatezza, ma con efficacia le più salienti vicende e ben fa a consacrare particolare attenzione, a questo proposito, a Raffaele Lambruschini cui la Toscana e l'Italia devono tanto del loro risorgimento religioso e politico. . :,v
Le condizioni createsi, con un ritmo sempre crescente, nella nostra penisola, dall'ascesa al Pontificato di Pio IX, danno vita alla stampa. Il Santini, però, prima di esaminare i pubblici fogli, che vedon la luce con l'epoca delle Riforme, analizza i precipui periodici del granducato anteriori al 1847, dall'Antologia del Vieusseux all'Archivio Storico Italiano e all'Indicatore livornese. Con la sua nota dottrina e perspicacia l'A. chiude questo primo capitolo della sua opera con un rapido esame dell'eloquenza in Piemonte, che a ben poco si riduce, per la natura e lo spirito degli abitanti; nelle Assemblee italiche, raccoltesi durante i moti del 1831, nelle quali si distingue come oratore, il Nardi. Maestro di eloquenza per la profondità del pensiero, la sincerità della fede, la dottrina e la virtù dialettica, è Giuseppe Mazzini, alla cui Giovine Italia l'A. consacra una bella pagina: bella per sentimento e per piena intelligenza della potenza oratoria del più grande fattore della nuova vita del nostro paese. Dal Mazzini non è possibile dissociare il Gioberti; il Santini ne pone in risalto il bene, senza però tacerne le manchevolezze, come giusta menzione fa della scuola che attorno all'autore del Primato si accentra, e di cui trova, comune pecca, ima enfasi verbale, mentre non scorge in essa impeto, luce, armonia. Giudizio questo, nel quale, solo, parzialmente consento.
Un poderoso, nutrito capitolo consacra il nostro valoroso A. alla eloquenza politica italiana dal 1848 al 1861; dalle prime armi, cioè, del parlamentarismo alla istituzione del Regno Italiano. Parlamentarismo però, che è qualcosa di profondamente