Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno
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1940
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pagina
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537
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Libri e periodici 537
diverso da quel fatto che si designo emù un meri Le, sotto questo nome, perchè gli uomini, i quali dalle tribune delle Camere parlavano, se peccavano di inesperienza politica, non erano certo affetti dai mali, designati sotto quel comune appellativo. Essi erano animati da una fede, informavano la loro orazione ad una profonda sincerità ed onestà che ancor oggi, riudendoli nel nostro animo, non possono non commuoverci e renderceli sempre più. cari.
L A. esamina l'eloquenza politica itàlica nel primo 1848: acutamente afferma che in essa si ritrovano influssi francesi ed inglesi come nelle costituzioni, allora date ali Italia, Parigi e Londra hanno servito di modello. Ma nel fondo, sceverati alcuni formalismi, d'importazione allogena, è l'anima italiana che parla e che si rivela. Il Santini ci illustra le figure più salienti di quel tempo, da Giuseppe Massari al Mancini, da Silvio Spaventa ad Antonio Scialoja, da Camillo De Meis a Carlo Poerio, per ricordare la oratoria politica del Regno delle Due Sicilie. E ben fa affermando che nessun parlamento, del biennio 1848-49, mostrò di possedere uomini di maggiore coltura giuridica e di eguale eloquenza. Né, alla Camera napoletana, è inferiore quella Sicilia, la quale ebbe un Inter donato, un La Farina, un Crispi, un Amari, un Ferrari, un Cordova, nomi che hanno lasciato orma indelebile nella storia del nostro Risorgimento. Rammenta FA., fra le molte orazioni, pronunziate nella Camera dei Deputati siciliana e pubblicate nella Raccolta Le Assemblee del Risorgimento, quella che Giuseppe La Farina, con concisione associata ad impeto ed energia, pronunziò il 13 aprile 1848, in cui fu proclamata la decadenza della dinastia borbonica.
Ma se molti sono i pregi, non pochi i difetti che l'A. pone in giusto risalto: primi dei quali, la mancanza di esperienza di governo e di energia di opere.
Nel Parlamento romano, durante il succitato biennio, oratore fu Terenzio Mamiani, la cui arte associava assennatezza di azione e di eloquio, mostrando, in ogni momento, giusta misura ed equilibrio. Ed a caratterizzarne il valore più alte parole il Santini non poteva trovare, del giudizio formulato sul Mamiani da un suo avversario, Carlo Bona-parte, che la eloquenza del filosofo chiamava elegante, bella, affascinante, eccellente. Il Nostro ne riporta, con felice scelta, il discorso pronunziato il 9 giugno 1848, per la inaugurazione dell'Assemblea, nel quale è espresso il concetto informatore di tutta la politica del Mamiani, la più perfetta conciliazione fra il Principe e il suo Governo: concetto ribadito nella autodifesa del 24 agosto 1848 e nello storico discorso del 9 dicembre dello stesso anno, contro il Bonaparte. E del Pesarese il Santini rammenta, con efficacia, per la dimostrazione della sua tesi, la protesta contro l'intervento francese, la orazione per la proclamazione della decadenza del potere temporale che qualificò, con profonda conoscenza storica, flagello dell'Italia e flagello per la religione. E del Mamiani esule, in quei giorni, si udì l'elogio funebre di Carlo Alberto la cui grandezza e la cui sventura non potevano aver migliore interprete di chi, per la patria, aveva sofferto ogni dolore.
Succeduta la repubblica alla dominazione pontificia, altre voci si odono nella Costituente romana, sulle quali domina quella di Giuseppe Mazzini, la cui eloquenza, ben dice il Santini,è caratterizzata dalla assidua nota politica e fu ed è politica,perchè diretta a realizzare nella vita sociale i più alti valori morali. La sua parola di rivoluzionario e di statista introdusse una forza irresistibile di poesia e di azione, cioè, di eroicità nell'Assemblea, e, animando alla resistenza, preparò alla morte ed alla resurrezione. A conferma di questa sua valutazione l'A. riporta passi meravigliosi, per contenuto e per forma, pronunciati dal Genovese nell'Assemblea Costituente per ottenere la unità dei propositi e delle opere, per la dichiarazione della guerra all'Austria con il Piemonte. Né tace la forza oratoria dei proclami del Mazzini, quali, quello in cui Roma è proclamata baluardo di libertà e l'altro, di protesta contro l'invasione napoletana.
Dopo aver esaminato la eloquenza politica toscana, soffermandosi su Vincenzo Salvaglieli, sul Guerrazzi di cui ben qualifica l'eloquenza dabalcone o da palcoscenico.