Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno <1940>   pagina <539>
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Libri e periodici 539
ai Sovrani sabaudi e dei politici, che ressero le regioni italiane abbandonate dai Principi loro imposti dal Congresso di Vienna e prepararono la unità della penisola* Con questi brevi, ma densi e chiari accenni, si chiude il secondo capitolo della presente opera che più direttamente interessa la storia del nostro riscatto nazionale, e che non si può leggere senza intensa commozione.
La eloquenza politica italiana del periodo, che va dalla morte di Cavour alla ripresa italica con l'incoronazione di Vittorio Emanuele III, epoca complessa, più ricca di processi evolutivi, politici e spirituali di quel che comunemente 9Ì creda e che attende il suo spassionato ricostruttore, dà motivo all'A. di scrivere il terzo capitolo del suo volume, come gU altri, eccellente per contenuto e per forma. Gli uomini, che preparano il passaggio dalla destra cavouriana alla sinistra democratica, fidente, troppo fidente nelle proprie forze per compiere quel ciclo storico, che deve condurre il nostro paese alla totale effettuazione del risorgimento nazionale, si susseguono con ordine cronolo­gico e con efficace valutazione della opera loro, in queste pagine del Santini. Il quale, prendendo lo spunto dal Petruccelli della Gattina, prima di passare all'esame delle preminenti figure della nostra vita politica,dopo la proclamazione dell'unità d'Italia, studia le personalità più spiccate del Parlamento che questa unità ha, di fronte al mondo, solennemente dichiarata. E il Menabrea, il Cordova, lo Spaventa, il La Farina, il Correnti, il Giorgina, della Destra; il Ferrari, Aurelio Saffi, l'Ugdolcna, il Tccchio, il Cbiaves, il Macchi, il Mordini ci sfilano davanti agli occhi in rapida successione, fino a Benedetto Cairoli, la cui eloquenza si dimostra tale, da attrarre la simpatia generale allo statista su cui ricadrà gran parte della responsabilità di quella politica italiana che, dal Congresso di Berlino, informa la vita del nostro paese, fino al trattato del Bardo.
L'A. segue con molta diligenza il Petruccelli, conoscitore si de* suoi contempo­ranei, ma che non è sempre sereno ne* suoi giudizi; e il Mostro sa al momento opportuno temperare la sentenza della sua guida. Così efficace riesce quello che l'A. dice del Rica-soli che definisce di austera eloquenza, come la sua anima puritana, appassionata, che parve il grido della coscienza di un uomo onesto; e bene intende il Battazzi, il Farmi che qualifica oratore sobrio, eloquente, efficace, sorretto dall'impeto dell'amor di patria; il Minghetti che, con comprensione completa dell'uomo e della sua arte caratterizza il più grande e perfetto degli oratori parlamentari. Bene fa il Santini ad associare al ministro della Convenzione di settembre, Buggero Bonghi, cui, se non faceva difetto la dottrina, mancava la sonorità della voce, strumento cosi importante per un oratore: ma il filosofò, cultore primo di Platone in quel nostro mondo, al Min-ghetti molto si avvicinava, per pensiero politico e religioso, dirittura di carattere, sdegno contro ogni accomodamento, contrario ai suoi principi morali.
Caduta la Destra, preso il potere gli uomini della Sinistra, l'A. ne valuta somma­riamente l'opera politica. E dimostra chiara intelligenza storica, quando afferma che l'attività di questa tendenza politica fu, pur attraverso i suoi molteplici ed innegabili errori,fattiva, e si distacca, con giusta visione dei fatti, da coloro che aprioristicamente condannano gli esponenti della vita italiana, compresa tra il 1876 e i primi anni del 1900. Condanna, che deve essere riveduta e mitigata alla imparziale luce della critica storica, la quale non conosce né simpatie, né antipatie. In quel periodo, bisogna pur convenirne, si vennero preparando le forze dalle quali è scaturita l'Italia odierna. Non è quindi epoca deleteria, come dal facilonismo storico, al servizio di alcune tendenze, si afferma; ma di concentrazione, e di preparazione. Nulla di improvviso si crea nella vita di una nazione e, senza l'alba, non è possibile il più radioso meriggio. Il Santini studia gli uomini più eminenti di quello scorcio del secolo decimonono. Del Depretis ben dice quando afferma che la sua eloquenza fa sempre piccola, come la sua politica, che visse alla giornata, di equilibrio e di rifugio. Del Mancini, la cui condotta come ministro agli esteri fu funesta all'Italia, più per la impossibilità di operare, in cui venne a trovarsi, che per particolari convenzioni, definisce l'arte oratoria, espressione del suo pensiero.