Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno <1940>   pagina <540>
immagine non disponibile

540 Libri e periodici
consacrato a vendicare i diritti della civiltà: più efficace come scienziato e maestro che come parlamentare e capo di un delicatissimo dicastero della vita nazionale.
All'uomo, che è l'antesignano ed il veggente della nuova Italia* la quale si viene silenziosamente preparando, consacra il Santini commosse ed eccellenti pagine. Il pensiero, l'anima, l'opera di Francesco Crispi rivivono in rapida sintesi in questa opera la quale, attraverso l'analisi dell'eloquenza crìspina, abbraccia tutta la gigantesca attività dello statista siciliano, da quando, cospiratore esule lavora alla indipendenza della patria, al giorno, in cui strenuamente lotta per dare all'Italia il suo posto nel mondo. Io devo lodar il Santini per queilo che, alla conclusione della sua analisi di Crispi oratore, scrive: Troppo grande per l'Italia di allora, sembrano politicamente pigmei gli ultimi e grandi oratori di quello scorcio di secolo, tutti, più o meno, avversari crudeli della sua politica forte.
Dopo una efficace analisi della eloquenza italiana nel campo della scienza, delle lettere, del foro durante le ultime decadi dell'Ottocento, e dopo avere efficacemente parlato e giudicato gli uomini del socialismo di quel periodo, come Giovanni Bovio, insieme con quelli della democrazia, della opposizione sistematica quali il Cavallotti, l'Imbriani, il Santini affronta l'ultima e più ardua parte del suo lavoro, che abbraccia la eloquenza politica, accademica e forense del sec. XX. Esaminata quella degli agitatori socialisti quali il Costa, il Turati, il Bissolati, il Bonomi, il Berenici, il Ferri, Claudio Treves ed il Podrecca, dato il posto, che si meritano, al Socci, al Barzilai, ad Inno­cenzo Cappa, fra gli oratori di fede repubblicana, brevemente delinea Giovanni Giolitti come politico ed oratore: i suoi discorsi definisce brevi, chiari, precisi, aderenti alla realtà, come si addice a un uomo di Governo. E consacrate sentite parole a Sidney Sonnino, ad Antonio Salandra, a Vittorio Emanuele Orlando, l'A. viene ad esaminare l'arte di coloro che iniziarono il movimento della risurrezione politica italiana. I nazio­nalisti, dal Corradini al Sighele, dal Colautti al Federzoni e l'Oliva, sono studiati con amore dal Santini, memore, come chi scrive queste parole, della loro giovinezza, in cui il nazionalismo chiamava a raccolta le migliori energie della patria eche il nazionalismo seguirono, quale espressione di quel bisogno di vita nuova per la penisola, che sentivano i giovani di allora. Ed è quindi nella ragione dialettica dell'opera che l'A. scriva com­mosse pagine intorno alla eloquenza di chi tutte le anime italiane seppe, con la sua arte mirabile e la sua purissima fede, destare e raccogliere in una armonica unità di volontà e di opere, aprendo il ciclo dell'Italia moderna. Di Gabriele d'Annunzio il Santini sta- dia la magnifica eloquenza dello storico discorso del maggio 1915, per seguirlo, attra­verso le orazioni del periodo bellico, fino alla epopea di Fiume. Al poeta delle Laudi associa il Nostro coloro che gli erano stati maestri nell'arte: il Carducci ed il Pascoli, e non può dal Pescarese dissociare, nella potenza dell'oratoria ispirata a purissima fede ne' destini d'Italia, il Delcroix, i cui Dialoghi con la folla sono sapientemente interpre­tati dal Santini, nella loro potenza etica e nel loro valore di opera di alta eloquenza.
L'eroico, grande mutilato è maestro della nuova arte oratoria italiana. Ma la elo­quenza classica del tempo nostro, la quale non ha precedenti nel nostro passato, e che è scolpita, in imperituro bronzo, nella vita e nell'arte, e quella di Benito Mussolini. Il Santini, sobriamente, ne pone in rilievo la sostanza fondamentale e la potente efficacia, che non si possono paragonare a quella dei suoi predecessori i quali dominarono le masse con la efficacia della loro parola: È l'oratoria di un grande uomo di Stato , dice il Nostro, e e sa il più spesso di proclama, di adunata, di gran rapporto, di relazione; oratoria essenzialmente politica e militare. Né si possono tacere i concetti che il San­tini esprime sulla eloquenza parlamentare del Duce: I discorsi parlamentari sembra che abbiano una architettura novecentistica: linee diritte e spoglie di ornamenti inutili, con pilastro a cemento armato, strutturalmente solidi, su cui poggia tutta la costru­zione: architettura razionale che ha di bello la immediatezza e la forza sintetica della espressione. Nulla di più esatto, di pia grande, di più sincero si poteva dire. E non crediamo di esser lontani dal vero, affermando che, chi, un giorno, studierà la