Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno
<
1940
>
pagina
<
541
>
Libri e periodici 541
eloquenza raussoltniana, come arte e come mistica, dovrà ben attingere alle idee, con le quali l'À., chiudendo il suo eccellente volume, delinca l'oratoria del fondatore dell* Impeto.
EUGENIO PASSAMONTI
H. CARRÉ, La duchessa di Borgogna. Una principessa di Savoia alla Corte di Luigi XXV {1685-1712); Firenze, Casa Editrice Marzocco, 1938-XVH, pp. 242. L. 15.
Quest'operaj che vide la luce a Parigi nel 1934, contemporaneamente ad un saggio sullo stesso argomento del SaintAndré, compare ora in veste italiana, in una nitida ed elegante edizione della Casa Marzocco di Firenze* Non porta novità di fatti né nuove considerevoli interpretazioni di personaggi e di avvenimenti (l'A. parafrasa molto spesso il de Tessè e il SaintSimon); ma è tuttavia di gradevole e utile lettura, perchè, attraverso una narrazione aneddotica in cui hanno largo sviluppo le descrizioni di divertimenti, di feste danzanti, di baiti, mascherati, di intrighi galanti, ci porge una rappresentazione luminosa e vivace della Corte francese al tempo del Re Sole.
In quest'ambiente, brillante e fastoso, fu accolta quasi ancor bimba, cosi piccola da sembrare uscita da una tasca del Re, Maria Adelaide di Savoia, la prima figlia di Vittorio Amedeo II, la quale, come pegno della rinnovata amicizia tra i due Stati in seguito al trattato segreto firmato a Più croio il 29 giugno 1696, andava sposa al quattordicenne principe Luigi, duca di Borgogna, nipote maggiore di Luigi XIV. L'esordio della principessina graziosa e delicata come una vera bambola fu tra i più fortunati in quel mondo spregiudicato e maligno, che non conosceva l'indulgenza, e dove tanti sguardi curiosi o invidiosi spiavano i suoi primi passi. Dotata di grande intelligenza naturale e di non poche amabili qualità, Maria Adelaide seppe subito conquistare molti cuori; ma soprattutto fu colmata di infinite premure dal re, che, contento e sorpreso di scoprire in lei tanta spontanea gentilezza, unita ad una leggiadra puerilità e a un vero buon senso, sembrò da allora non avere che un'unica idea, di far felice la ingenua ed affettuosa nipote. Sotto la guida di Madame de Maintenon, che il Carré giudica donna di cuore e nata per educare, mentre tutta la banda dei suoi nemici l'accusò sempre falsa, ipocrita e fredda, la Duchessa di Borgogna completò la sua istruzione; ma troppo accarezzata e viziata, tanto più che era di carattere allegro e impetuoso, crebbe su spensierata e frivola, appassionata del gioco della palla-maglio, della caccia a cavallo, e particolarmente del ballo, in cui sfoggiava una disinvoltura e una finezza inimitabile. Diventata completamente donna, sembrò decisa di partecipare senza alcun ritegno alla vita gioconda che le si apriva dinanzi, lasciando l'incarico d'imparare a regnare al giovane marito, che, poco incline alla vita mondana, precocemente serio, occupava il suo tempo tra lo studio e la preghiera. Con la sua grazia squisita essa divenne la regina di tutte le feste, a cui si presentava di solito con travestimenti sontuosi nei quali sembrava simboleggiare l'incanto che sprigionava dalla sua personcina deliziosa. Giocatrice perfetta (tentò la sorte anche alla bisca e s'ingolfò nei debiti che furono saldati grazie alla generosità del re), giocava non soltanto a Versailles, a Marly e a Mcndon, ma in tutte le riunioni dove era invitata, e soprattutto in casa sua: racconta il Carré che bastava che fosse costretta da una indisposizione a non uscire dal suo appartamento perchè riunisse subito le dame di Corte per incominciare delle partite che non finivano mai. Eppure questa dama, che fece scialacquare immenso denaro al Re, che si intricò più volte in avventure d'amore, che le procurarono più noie e tormenti che gioie e piaceri, divenne popolarissima in Francia non solo per il suo fascino irresistibile, ma ancora..e segnatamente, por le buono qualità che veramente possedeva. Semplice, modesta, generosa, elargiva ai poveri con prodigalità senza fine; rispettava gli inferiori; non dimostrava il menomo disprezzo per gli umili. Tutte le volte che apparve nella capitale la folla salutò sempre con applausi il suo viso sorridente né le mosse mai alcun aperto rimprovero delle sue debolezze; neanche i poetastri,