Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno <1940>   pagina <542>
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542 Libri e periodici
così numerosi e mordaci a quel tempo, osarono mai levare un insulto contro di lei nelle loro canzoni. Della delicatezza dei suoi sentimenti, congiunta pero ad una virile fer­mezza (caratteristica dote codesta della gloriosa Casa da cui proveniva) Maria Adelaide die prova specialmente quando, nel 1703, suo padre, scontento del poco conto in cui Luigi XTV pareva tenere la sua amicizia, dopo aver aperto trattative con l'Imperatore preferendo mangiar il pan nero con lui invece del pane bianco che poteva offrirgli la Francia, si era schierato apertamente dalla parte della Lega. Il voltafàccia di Vittorio Amedeo mise naturalmente in ben triste condizione la figliuola, che tremava perle sorti del padre che teneramente amava, e doveva nello stesso tempo dimostrare di conser­vare immutata la sua devozione al paese che la ospitava con si tenera simpatia. In quei penosi frangenti la duchessa fu straordinariamente corretta; pianse amaramente di nascosto o confidò alla marchesa di Maitenon i suoi dispiaceri spaventevoli e la sua tristezza infinita, ma seppe mantenere di fronte al re e alla Corte un silenzio eloquente che, come dice il SarmvSimon, provava che i suoi sentimenti erano interamente fran­cesi sebbene lasciasse allo stesso tempo capire l'impossibilità di cancellare dal suo cuore l'affetto e la trepidazione per la famiglia e la patria lontana. Com'è noto, uno scrittore del Settecento, il Duclos, senza però fornire alcun elemento probativo, lanciò contro Maria Adelaide una terribile accusa: essa, approfittando della confidenza di cui era largo con lei Luigi XTV, avrebbe tradito lo Stato informando il padre di tutti i piani militari francesi. Giustamente il Carré dimostra quanto sia falsa e vana la leggenda, elenùnando così definitivamente ogni più tenue sospetto sull'onestà e sulla dirittura dell'avvenente principessa.
A ventisei anni, il 12 febbraio del 1712, Maria Adelaide, delfina e già quasi regina, mentre intravedeva come una visione d* incanto la sua ascensione al trono più invidiato d'Europa, dopo una malattia di pochi giorni, di culi medici non seppero mai indovinare la causa, spirava dolcemente come era vissuta. La scomparsa nel fiore degli anni della leggiadra principessa suscitò in tutta la Francia una profonda commozione. Luigi XTV, dopo la morte repentina che lo privava della gioia della sua vecchiaia, conservò per tutta la vita un'amarezza involontaria e nascosta. Scomparvero le gioie, i piaceri, i divertimenti e le cose belle di ogni genere nelle residenze reali, dove ella aveva portato la sua allegria, il suo brio, la sua trionfante giovinezza.
Nessun'altra principessa, scrive il Saint-Simon, fu tanto rimpianta. Nessuna principessa ne fu degna più di lei.
MARINO CIRAVEGNA
GIOVANNI DURANDO, Principii di diritto, economia e finanza in alcuni scritti editi ed ine­dili di Prospero Balbo; Torino, Editrice Libraria Italiana, 1939, in 8 , pp. 112. L. 15.
H rinnovamento politico italiano del secolo scorso fu preceduto e affiancato da un profondo interesse per le questioni economiche perchè gli uomini che furono a capo del movimento conobbero l'esistenza degli stretti legami intercorrenti tra le due atti­vità e capirono la grande importanza che potevano assumere anche agli effetti politici le nuove e migliori soluzioni dei problemi economici. Una delle figure più interes­santi, benché ancor poco nota, è quella di Prospero Balbo, gentiluomo piemontese, vissuto a cavallo del XVIII e del XIX secolo, sindaco di Torino, ambasciatore, viceré di Sardegna, segretario di Stato per gli affari interni, presidente dell'Accademia delle Scienze, della sezione di finanze del Consiglio di Stato, ecc. Egli ha lasciato molte opere, alcune delle quali ancor oggi conservato manoscritte alla Biblioteca del Re e nell'Archivio di Stato, riguardanti materie di diritto, economia e finanza; il Durando ha creduto fatica non inutile affrontarne lo studio per ricostruire i principii del Balbo in tali argomenti. Nel suo lavoro, stampato con molta eleganza, sono da notare sovrab­bondanze e ingenuità, dovute ad inesperienza giovanile, ma esso va lodato per l'accu­rata preparazione e la precisa impostazione dei problemi esaminati. Forse il Durando