Rassegna storica del Risorgimento
BONAPARTE DI CANINO CARLO LUCIANO ; ROSSI PELLEGRINO
anno
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1940
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pagina
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543
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Libri e periodici 543
teorizza troppo il pensiero economico del Balbo, mentre il Nostro fu mosso quasi sempre ad occuparsi di argomenti determinati a causa di motivi contingenti; ma l'analisi è sempre accurata e profonda. Il Balbo non fu un economista puramente da tavolino e neppure soltanto un uomo di governo che avesse dimestichezza, fra l'altro, anche con la scienza economica. Io lo credo piuttosto un qualcosa di mezzo, poiché da una parte i suoi studi privati e dall'altra parte il crogiuolo della responsabilità politica lo resero economista e uomo di governo ad un tempo (pp. 1314).
Gli argomenti che formano oggetto di esame particolare sono: il problema agricolo della Sardegna; agricoltura, industria e commercio in Piemonte; cause ed effetti della crisi finanziaria del 17901800. Precede un'ampia rassegna degli scritti editi ed inediti del Balbo.
Gli esagerati diritti degli Spagnoli baroni sardi su vaste estensioni di terra la libertà dei pascoli danneggiavano lo sviluppo dell'agricoltura nell'isola e lasciavano incolte terre, che avrebbero potuto rendere assai: Balbo proponeva la chiusura delle proprietà, cioè la debmitazione e la difesa delle parti coltivate.
Un attento esame delle condizioni dell'agricoltura, dell'industria e del commercio piemontesi alla fine del Settecento, offri al Balbo materia sufficiente per fissare alcune idee, compilare tabelle dei prodotti e proporre l'introduzione di nuove culture, l'esportazione di altre, ecc. In quel tempo in Torino era data larga parte alle discussioni economiche e il Durando accenna brevemente a tale attività culturale, di grande importanza per la conoscenza dell'ambiente subalpino.
Negli anni turbinosi dell'invasione francese, del ritorno dei coalizzati e della venuta di Napoleone le finanze sarde subirono paurose oscillazioni e gravi tracolli. Il Balbo, nominato controllore generale, cerca volonterosamente di regolare l'andamento delle monete con una serie di provvedimenti, da lui illustrati nei suoi scritti. Avvenimenti inaspettati impedirono che fossero sentiti i buoni effetti delle sue cure, ma esse rimangono come insegnamento prezioso per i governanti di oggi e di domani e danno la misura delle capacità dell'uomo.
PAOKO BBEZZI
VINCENZO GIOBERTI, Introduzione allo studio della filosofia, a cura e con introduzione di GIOVANNI CALÒ; voi. I, Milano, Bocca, 1939, pp. XCII-251 (n. 4 della Edizione Nazionale dette opere edite e inedite di V. Gioberti).
La prima stampa di quest'opera ebbe luogo a Bruxelles nel 1840 con i tipi di Marcello Hayez. A distanza di un secolo rivede la luce in una edizione nazionale di tutti gli scritti giobertiani, cioè in una sede degna e definitiva, in una veste più. che decorosa. Cd è augurabile che anche gli altri volumi della raccolta siano editi, con i giusti criteri e con la grande perizia che il Calò ha dimostrato nel curare questo testo. Infatti una prefazione molto lunga, ma non tale da apparirò sovrabbondante, soddisfa in modo chiaro ed esatto le esigenze del lettore e dello studioso. In primo luogo è delineata la genesi spirituale del lavoro, e sono esposte le circostanze in cui fu scritto e pubblicato. Il Calo, che ha una piena padronanza della ricchissima bibliografia, ai giova sopra tutto degli studi del Cian e del Battistini (su la dimora nel Belgio), e dei recenti epistolari dei corrispondenti del Gioberti curati dal Madaro e dal Colombo. Attraverso l'indagine attenta e i precisi raffronti, taluni dati vengono spesso integrati o corretti. Di notevole interesse, per lo storico del Bisorgimento, sono le pagine in ui il Calò segue e illustra, regione per regione, la diffusione dell'opera del filosofo piemontese, nonostante le difficoltà e gli ostacoli suscitati dalla censura, in Italia. 3E risultati anche più nuovi e significativi offrala ricerca su lo vicende e la fortuna del libro in Germania e in Francia. Sono così posti alcuni elementi essenziali per uno studio su l'influenza del pensiero giobertiano nella cultura europea, verso la metà del secolo decimonono.