Rassegna storica del Risorgimento

1796-1797 ; LEGIONE CISPADANA
anno <1940>   pagina <589>
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Notizie e documenti inediti, ecc. 589
in. Castello, forzassimo la porta coi cannone por entrarvi e Io trovassimo pressoché deserto, poiché nei giorni addietro li possidenti erano partiti per fuggire l'impressioni dei rustici che si erano impadroniti, e questi pare ne erano sortiti per venire ad attac­carci. Molto ci volle a mantenere la truppa che non dasse il sacco a danno dei possi­denti che avevano implorato essi medesimi protezione al Governo.
Ieri mattina dopo alcuna esecuzione militare partissimo da Sant* Elpidio per venire a Macerata, ma non essendo stato possibile di avere carri prima del mezzogiorno pel trasporto di dodici feriti ed essendo lunga e disastrosa molto la marcia stessa ese­guita col migliore ordine, ma con gravissimo incomodo per le precauzioni che ho dovuto prendere contro li temuti insulti di diverse partite di contadini armati che erano stali veduti rimpiattati lungo la strada e che nel giorno stesso avevano inseguito alcuni dei nostri soldati che raggiungevano il corpo a Macerata.
Nell'affare di Saut'Elpidio sebbene ai sia desiderato dal Generale Comandante che la truppa avesse attaccato con maggiore energia di quella che ha fatto il Convento dei Cappuccini e non avesse dato segno come fece per qualche istante di temere d'es­sere inviluppato da tutte le parti dai contadini armati, con tuttociò sono d'avviso, e lo è meco il Brigadiere Ispettore Recco che questa si sia mostrata assai bene. Un solo ufficiale della Coorte di Reggio è stato ritenuto incapace di continuare ad esserlo per l'imputazione di avere abbandonato il suo posto per qualche tempo dell'azione, egli però pretende di potere giustificare tale incolpazione.
Non posso però dispensarmi dal protestarvi, o Cittadino* se la truppa nostra dovrà mancare di tutto come ha fatto sinora, giacché soltanto questa notte ho ritro­vato In Macerata il giusto convoglio di monture che dovevano essere distribuite in Bologna la notte in cui seguì la mia partenza, noi perderemmo e sacrificheremmo tutta la nostra gente, si disonoreremmo affatto nelle occasioni interessanti.
Sarà poi egualmente per noi la continuazione della mancanza di un furgone per Coorte coi suoi cavalli da tiro poiché dovranno lasciarsi li infermi e li feriti e quelli che si inabilitano a marciare, alla discrezione dei nemici, e gli Ufficiali saranno costretti con massimo loro disgusto a portare alle spalle le loro piccole valigie. Perciò li prego
a trovare bene che se ne ordini la provvista ed abilitare il Commissario a farla.

Salute e Rispetto A. Scarabelli.
Lo scontro di Sant'Elpidio con gli insorgenti fu veramente la prova del fuoco per i Cispadani, che nel complesso si portarono valo­rosamente e patirono una decina di morti e una dozzina di feriti; l'artiglieria comandata dal tenente Astolfoni ebbe parte principale nel combattimento e ne uscì malconcia sia per le perdite subite, sia per il deterioramento del materiale. Eppure i Cispadani non ebbero dai comandanti francesi le soddisfazioni che avrebbero desiderato e forse anche meritato come soldati novizi. Il generale Rusca li lodò sulla piazza di Sant'Elpidio, ma osservò che li avrebbe voluti più decisi nell'attacco; e subito dopo a Macerata il generale Victor che coman­dava la piazza, li fece oggetto di accuse tanto eccessive che lo Scara-belli ne mosse lagnanze alla Giunta, dicendosi disposto anche a farne