Rassegna storica del Risorgimento

1796-1797 ; LEGIONE CISPADANA
anno <1940>   pagina <598>
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Giovanni Natati
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Non bastava provvedere al capo, era indispensabile frenare la diserzione e richiamare i legionari al loro dovere repubblicano e alla miglior disciplina. La Giunta, il 10 aprile, pubblicò il seguente mani­festo 2) cbe fu diramato a tutti i reparti; in esso, oltre alle lodi, forse troppo lusinghiere, per quel tanto di buono cbe la Legione aveva compiuto, si faceva sentire la voce della severità con la minaccia di gravissime punizioni.
La Giunta di Difesa generale delia Repubblica Cispadana ai Soldati Cispadani
L'Italia immemore dell'antica sua gloria, oppressa dalla tirannide, corrotta da vizi e divenuta oggetto di compassione e disprezzo alle straniere nazioni, che pure altra volta avevano da lei ricevuto leggi o costumi, languiva vergognosamente nell'indolenza e nell'abiezione. Il Genio della Francia dall'alto delle Alpi mise un grido che fa minaccia di morte ai tiranni e annunzio ai popoli di Libertà. Palpitanti ai scossero gli italici petti all'insolita voce e un generoso fremito presagio di più felice destino, dalla Dora al Rubi­cone, dal Mar d'Adria al Tirreno, si diffuse per le nostre contrade. Quel braccio stesso che spezzò i nostri ceppi e pose in fuga i nostri tiranni ne sollevò dalla mollezza in eoi giacevamo, ridestò in noi le scintille del sopito coraggio e guidò i primi nostri passi nella carriera dell'onore. Già sente l'Italia che la barbarie dei tempi potea bensì soffo­care ma non distruggere i semi di quelle nazionali virtù, che un giorno la resero maestra e dominatrice dell'universo. Non sì tosto vi furono tra noi liberi abitatori di libero snolo, che i sacri nomi di Patria e di Cittadino cessarono d'essere nomi vuoti di senso. Infatti intuonò appena la patria il terxibil inno di guerra che i cittadini Si videro in fòlla cor­rere all'armi e spontanei divenir difensori dei riacquistati diritti. Egli è appunto a Voi, Cittadini Soldati, a Voi difensori della Libertà, a Voi nostri fratelli d'Armi, che oggi indirizziamo la parola in nome della Repubblica, che Voi alla nostra cura provvisoria­mente commise.
Guidati alle battaglie dagli Eroi della Francia, voi già apprendeste ad imitarne gli esempi. Gonfio d'acque s'oppose il Senio al vostro passaggio, e voi ne tentaste intrepidi il guado. Impallidirono sull'altra sponda le mercenarie schiere di Roma, e colpite dallo spavento, nella fuga riposero la loro salvezza. Traviati da falsi Apostoli insorsero i popoli della Marca, dell'Umbria, della Romagna. Voi li assaliste, voi portaste nei loro petti la morte e dopo averli in più volte vinti e dispersi, finalmente a S. Elpidio e a Tavoleto ne furono per vostra mano distrutti gli ultimi avanzi, assicurando così alla nostra Repubblica l'unione dell'Emilia rigenerata. Nello stesso momento in cui spar­gevate il terrore e la strage fra i satelliti della superstizione, la fiducia dei nostri libera­tori riposava sulla vostra fermezza e non contenti i Generali francesi di affidarvi in Milano la custodia delle proprie persone, destinavano parte di voi apresidiare le Piazze più importanti della Lombardia. Colà pure, mentre in suolo neutrale tranquilli, vi
] ' Raccolta dei bandi, ecc., XVI, 61.