Rassegna storica del Risorgimento

BONAPARTE DI CANINO PIETRO NAPOLEONE ; GREGORIO XVI
anno <1940>   pagina <606>
immagine non disponibile

Luigi Signorotti
Di ciò si ebbe anche riprova dorante le polìtiche agitazioni che inquietavano questi paesi nel 1831, in cui presero parte assai fortemente i detti giovinastri con altri loto parenti.
Quei due fratelli avrebbero anzi fatto molto peggio, sei! lor genitore Luciano, che trova vasi allora in Canino, conoscendo la tempra di loro carattere, e tutto ciò di cui eran capaci, non li avesse fatti egli stesso arrestare dal Governo Pontificio, e racchiu­dere in un Forte fin tanto che fossero calmate le cose, e tornate nell'ordine primitivo.
Generalmente qui nella pubblica opinione non bawi che un'grido d'indignazione, e di orrore contro il colpevole di si orrendo attentato, come altresì alquanto ai va biasimando la soverchia longanimità del Governo, per aver finora tollerate si lunga­mente le continue violenze, che si commettevano da quei Tirannetli nelle terre di lor signoria; motivo per cui una quantità di persone di quei paesi erano costrette a starsene lontano.
Sopratutto vien poi censurato Perdine superiore datosi precettivamente ai Cara­binieri di non far sangue, il che è ben certo purtroppo, mentre jeri lo intesi io stesso dalla bocca del Cardinal Segretario di Stato, e inoltre ciò verrebbe abbastanza provato dal fatto, mentre quei poveri Carabinieri si fedelmente obbedirono alla ricevuta con­segna, prevalendosi appena delle lor pistole al rovescio, ossia percuotendo l'assassino col pomo di quelle.
Ora poi giungono al Governo in gran numero le denunzie di altri fatti e angherie precedenti di quei fratelli Bonaparte, cui sinora si tacevano per timore, e vedendoli sempre impuniti.
Intanto mi pregio riprotestarmi con distinto ossequio Dell'Eccellenza Vostra
ob. dev. serv. M. Crosa.
m.
ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE
.Esteri, busta 2439. N. 52. Roma 10 maggio 1836.
Eccellenza.
Quantunque io sia persuaso che le autorità limi troie del Granducato abbiano infor­mata l'Eccellenza Vostra del fatto più che criminale commesso dai fratelli Pietro ed Antonio Bonaparte figli di Luciano Bonaparte Principe di Canino, pur nondimeno mi credo in dovere di portare un tal fatto alla sua alta cognizione, rimettendole qui compiegato l'estratto di un rapporto che ho sottoposto alla mia augusta Corte (Austriaca) in proposito del barbaro assassinio che più particolarmente è stato com­messo dal primo di essi coll'uccisione cioè di un Tenente dei Carabinieri Pontifici, e col grave ferimento di altri individui del medesimo Corpo.
Come era ben da prevedersi, il Sig. Cardinale Fesch prozio dei due scellerati gio­vani, il Principe di Musignano fratello uterino dei medesimi (Carlo Bonaparte), e vari personaggi aderenti alla Famiglia Bonaparte hanno spiegata in tal circostanza la più grande energia a loro favore, adducendo la minore età dei medesimi, onde vedere di attenuare in parte il rigore della pena che loro sarebbe dovuta.
Pietro Bonaparte autore principale dell'effettuato assassinio è ritenuto, sotto stretta custodia nel Forte S. Angelo; quanto poi all'altro, fuggitivo e nascosto, il Governo Pontificio nell'oscitanza in cui si trova in quest'emergente, ha creduto doverlo esiliare perpetuamente dai suoi Stati, procurandogli per mezzo dei suoi
606